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sabato 8 settembre 2018

Il “vaso delle meraviglie”, centinaia di monete d’oro in un vaso inedito, nuova scoperta a Como

Ciò che sorprende gli studiosi è la forma del recipiente, che al momento non troverebbe riscontro fra quelli trovati nella zona

scoperta archeologica como 2018
Scoperto il vaso delle meraviglie – A darne l’annuncio è proprio il MiBAC. Centinaia di monete d’oro di epoca imperiale sono state rinvenute all’interno di un recipiente in pietra ollare.
Ciò che sorprende gli studiosi è la forma del recipiente, che al momento non troverebbe riscontro fra quelli trovati nella zona.
La scoperta risalirebbe a mercoledì in pieno centro a Como, durante gli scavi archeologici effettuati all’interno del cantiere di ristrutturazione dell’ex teatro Cressoni.
I lavori di scavo sono condotti, poco lontano dall’area del foro di Novum Comum, che avevano già portato al rinvenimento di altri importanti reperti di età romana.
La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, che ne ha la direzione scientifica dello scavo, ha provveduto trasportare lo spettacolare ritrovamento nel laboratorio di restauro del Mibac a Milano.
Gli archeologici, insieme al lavoro dei numismatici, stanno cercando di portare fuori tutte le monete d’oro all’interno del recipiente.
Il ministro dei beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli ha affermato:
“Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e culturale del ritrovamento, ma quell’area sta dimostrando di essere un vero e proprio tesoro per la nostra archeologia. Una scoperta che mi riempie di orgoglio”.
Secondo quanto affermato  dal  Soprintendente Luca Rinaldi,
“Questo ritrovamento dimostra l’efficacia dell’azione di tutela, conoscenza e valorizzazione svolta dal Ministero attraverso le Soprintendenze e incoraggia un impegno ancor più concreto nell’estendere la prassi dell’archeologia preventiva anche in contesti di interventi di iniziativa privata”.
Lunedì 10 settembre, alle 11:30, presso la sede della Soprintendenza in Via De Amicis 11 a Milano, si terrà la conferenza stampa di presentazione del rinvenimento e dell’analisi delle prime 27 monete estratte. All’incontro con la stampa saranno presenti il Soprintendente Luca Rinaldi,  la responsabile dell’Area Funzionale Archeologia della Soprintendenza Barbara Grassi, l’archeologa esperta numismatica della Soprintendenza M.Grazia Facchinetti e  il capitano Francesco Provenza, del Nucleo Carabinieri Tutela di Monza”
scoperta archeologica como 2018
scoperta archeologica como 2018


scoperta archeologica como 2018

scoperta archeologica como 2018

Come dal “Paese delle Meraviglie”, dai lapilli di Pompei sbuca fuori un coniglio

Ultima piccola e curiosa scoperta proveniente dalla Regio V è la scoperta di un oggetto fittile raffigurante un coniglio, sembrerebbe stato creato in pietra calcarea bianca

Pompei Regio V scavi 2018
Pompei – Ci affascina per l’immutato sapore storico e archeologico che si respira all’interno del Parco Archeologico. Ci affascina per le continue scoperte che sbucano fuori dagli scavi mai fermati all’interno della Pompei romana.
Ultima piccola e curiosa scoperta proveniente dalla Regio V è la scoperta di un oggetto fittile raffigurante un coniglio, sembrerebbe stato creato in pietra calcarea bianca.
La fine manifattura con cui è stato eseguito la piccola statua “animali forma”sembra quasi renderlo vivo.
Sicuramente il reperto ritrovato tra i lapilli pompeiani potrebbe fungere come elemento di ornamento di una fontana. Infatti osservando attentamente la foto postata sui social dal Direttore Massimo Osanna, dalla piccola bocca si intravede uscire un tubicino.
Il sito di Pompei giorno dopo giorno ci regala esilaranti ritrovamenti. Scoperta dopo scoperta vanno  a riempire gli spazi cronologici appartenuti ai momenti di massimo splendore della città.
Articolo su vivicentro.it

venerdì 7 settembre 2018

Dalle acque del Castel dell’Ovo a Napoli, spuntano le mura del porto greco

Le ultime scoperte archeologiche riguardano il rinvenimento di un tratto murario databile al VII secolo a.C. iò confermerebbe un primo approdo greco sull’isolotto  di Megaride

Napoli, scoperte mura porto greco 2018. Ph: facebook santa lucia il borgo dei luciani
Napoli –  Continuano le scoperte archeologiche sul tratto di mare su cui si affaccia Castel dell’Ovo.
La missione condotta dalla Iulm di Milano in collaborazione con la soprintendenza archeologica della città di Napoli e Marenostrum Archeoclub d’Italia già nel 2016 aveva portato alla luce alcuni tratti di un porto di epoca greca.
Le ultime scoperte archeologiche riguardano il rinvenimento di un tratto murario databile al VII secolo a.C.
Le mura tufacee, secondo le iniziali ipotesi, circondavano l’antico porto del primo approdo greco di quella che poi sarebbe stata la vera e propria colonizzazione di Napoli.
Il primo approdo avvenne, secondo le testimonianze letterarie, sull‘isolotto di Megaride con l’istituzione della colonia di Palepoli, questo costituiva al’inizio uno scalo commerciale per le navi che giungevano dalla Grecia.
Filippo Avilia, archeologo e docente della Iulm di Milano spiega il nuovo ritrovamento:
“Le mura che stiamo studiando sarebbero databili all’VII secolo a.C. Sembrerebbero confermare l’ipotesi dell’approdo nell’attuale area del Castel dell’Ovo. Siamo ancora in fase di studio e proprio come in una inchiesta poliziesca, le indagini proseguiranno proprio per cercare ulteriori prove a supporto delle nostre teorie. Tutto però ci lascerebbe supporre che stiamo investigando nella giusta direzione”.
Questa ipotesi confermerebbe alcune tesi che avrebbero ipotizzato l’esistenza di un approdo greco precedente alla fondazione di Napoli. Presto queste strutture potranno essere visibili a tutti, con percorsi elaborati anche per i  diversamente abili.
Rosario Santanastasio di Marenostrum afferma:
“Stiamo pensando proprio a tutti. Il nostro obiettivo è di rendere fruibili questi percorsi anche perché darebbe la possibilità a tutti di andare a vedere da vicino il mondo sommerso a pochi passi da noi. Tutto sommato siamo a pochi metri sotto il livello dell’acqua e questo consente a tutti di seguirci in immersione, in maniera affascinante e totalmente sicura”.
Articolo di vivicentro.it 

lunedì 20 agosto 2018

Scoperta in Germania la più antica biblioteca del Paese

Gli scavi della biblioteca a Colonia. Ph: Gruppo Archeologico di Vicenza (Centro Ricerche Territorio)
Centro delle attenzioni dei vari appassionati di archeologia ed esperti è la città di Colonia in Germania.
Infatti,  nel centro di Colonia sono stati scoperti i resti, di quella che è stata considerata la  più antica biblioteca pubblica mia rinvenuta in Germania.
Si tratta di un edificio costruito di quasi due millenni, che potrebbe aver ospitato fino a 20.000 pergamene. Le pareti furono scoperte per la prima volta nel 2017, durante uno scavo, all’interno dell’area di proprietà di una chiesa protestante nel centro della città.
 Colonia risulta essere una delle più antiche  fondata dai romani in Germania, quindi  che la biblioteca appartenesse all’epoca romana era quasi scontato. La città fu  fondata dai Romani nel 50 d.C. con il nome di Colonia.
Gli archeologi hanno rinvenuto delle nicchie nelle pareti, che misuravano approssimativamente 80 per 50 centimetri, troppo piccole per contenere delle statue.
Ci è voluto un po’ di tempo per venirne a capo – era evidente che le nicchie erano troppo piccole per contenere statue all’interno. E infatti si sono rivelate essere una specie di ‘armadio’ per le pergamene”, dice il Dirk Schmitz del museo romano-germanico di Colonia.
“Sono molto comuni nelle biblioteche, le ritroviamo anche nella biblioteca di Efeso”.Non è chiaro quanti rotoli contenesse la biblioteca, ma probabilmente “un numero considerevole – forse 20.000”, afferma Schmitz.
L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Gli scavi della biblioteca a Colonia. Ph: Gruppo Archeologico di Vicenza (Centro Ricerche Territorio)
L’edificio doveva essere leggermente più piccolo della famosa biblioteca di Efeso, costruita nel 117 d.C. Schmitz ha descritto la scoperta come “davvero incredibile – una scoperta spettacolare”. “Risale alla metà del secondo secolo ed è come minimo la prima biblioteca della Germania, e forse delle province del nord-ovest romano” continua. “Probabilmente esistono altre città romane che disponevano di biblioteche, ma non sono ancora state scavate. Se avessimo trovato solo le fondamenta, non saremmo riusciti a capire che di trattava di una biblioteca. È stato grazie alle pareti con le nicchie, che abbiamo potuto affermarlo”. “L’edificio doveva essere destinato alla biblioteca pubblica” – prosegue Schmitz – “Si trova nel centro di Colonia, nel mercato o foro: lo spazio pubblico cuore della città. È costruito con materiali molto resistenti, e questi edifici, proprio perché di grandi dimensioni, erano pubblici”.
Le pareti, con le tre nicchie, saranno, ma saranno inseriti all'interno di un progetto di fruizione al pubblico, in modo da rimanere visibili. L'area archeologica sarà inserita nello spazio sotterraneo del Comunity Centre della Chiesa Protestante, attualmente in costruzione.

Scoperte archeologiche: Pompei, dalla Regio V affiora un delizioso ninfeo romano

Regio V, nuove scoperte da Pompei

Lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino.

La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Ninfeo Regio V
La casa di Giove recentemente portata alla luce durante questa campagna di scavo, dona ogni giorno importanti scoperte che vanno ad ampliare il puzzle di informazioni della Pompei romana.
(Video- Proprietà Parco Archeologico di Pompei)

martedì 14 agosto 2018

Scoperta archeologica:Pompei, riaffiora una domus di pregio con sulle pareti l'affresco di un Priapo

L’affresco di un Priapo, come quello della nota casa dei Vettii,
emerge dagli scavi della Regio V

E’ l’ingresso di una dimora di pregio
lungo via del Vesuvio, riccamente decorata
Un dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all’ingresso un  Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia, sono  emersi nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell’ambito del cantiere dei nuovi scavi. 

Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei  fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di  area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti 

La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali.
Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza.
Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi.  

La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all’affresco del Priapo posto all’ingresso (fauces),  anche  diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali  una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con  due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l’ uno con paesaggio marino, l’altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.

Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti.- dichiara il Direttore Generale, Massimo Osanna – “ Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d'argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita equipè interdisciplinare di professionisti, che vede all'azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell'ISCR”

sabato 11 agosto 2018

Scoperto un antico molo a San Pietro in Bevagna, il video di Fabio Matacchiera

Scoperto un antico molo a San Pietro in Bevagna. Ph Fabio Matacchiera scoperta 2018

Nuova scoperta a San Pietro in Bevagna (Taranto)

San Pietro – La scoperta dell’antico molo è ad opera di Fabio Matacchiera, presidente del Fondo antidiossina onlus di Taranto, nei pressi di San Pietro in Bevagna (Taranto).
Matacchiera scrive su vivavoceweb, di aver effettuato il rinvenimento del molo qualche giorno fa, ha quindi allertato la Soprintendenza Archeologica della Puglia con sede a Lecce, ed inviando una foto a cercato di dare un origine storica alla scoperta.
Grazie all’utilizzo di un drone, sono state raccolte una moltitudine di immagini per capire meglio il sito ed interpellare i diversi studiosi.
Tra le varie ipotesi vi è quella che l’imponente molo apparterrebbe all’epoca ellenistica, mentre il prof. Mario Lazzarini, noto archeologo subacqueo, accosterebbe il molo ad un’epoca romana.
Giuliano Volpe, archeologo e accademico e professore ordinario di archeologia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia, organizzerà una spedizione per fare chiarezza sul ritrovamento.
Fabio Matacchiera dà alcuni dettagli dell’imponente opera:
Lunghezza e larghezza del presunto molo: Analizzando le foto ed i video  si riesce ad intuire che il presunto molo debba aver avuto una lunghezza di circa 240 metri, una misura veramente importante, considerando che altre opere simili, rinvenute nel Mediterraneo, solitamente non superavano i 150 – 180 metri. La larghezza, invece, doveva attestarsi sui 20 metri.
Grandezza dei blocchi: I lati dei blocchi variano da 1 metro fino a 4 metri. Hanno forma pressoché parallelepipedale con spigoli stondati o hanno forma abbastanza irregolare, comunque sia, risultano in buona parte ben assemblati ed in fila tra loro, separati da un intercapedine.
Profondità: 7 metri
Distanza dalla costa: L’opera è esattamente parallela alla linea di costa, si trova al largo ad una distanza che per motivi di sicurezza è meglio non divulgare.
Di seguito il video delle riprese del Dott. Fabio Matacchiera

Articolo vivicentro.it

sabato 19 maggio 2018

Pompei: ritrovato nuovo affresco dell'Adone Ferito


Ph: Facebook Pompei Parco Archeologico
Gli scavi della Regio V del sito di Pompei, continuano incessantemente, portando alla luce nuove e preziose scoperte come: nuovi ambienti e altri tesori.
In una delle case, parzialmente scavata e indagata nel tardo ottocento, quella che è denominata “la casa di Giove”, in questi ultimi giorni è oggetto di scavo e di esplorazione completa e sistematica. Dalle concrezioni lapillari, emergono diversi ambienti: pareti dai colori luminosi, tipici del periodo e alcuni affreschi.
Tra le pitture parietali di notevole pregio è sorta la prima scena mitologica trovata finora su questo cantiere: probabilmente si tratta di Adone Ferito tra le braccia di Afrodite, circondato da amorini.
L’avvincente mito è intriso del concetto di Amore e Morte: Adone viene ferito fatalmente da un cinghiale aizzatogli contro da Ares, geloso della sua amante Afrodite, che si era innamorata dell’aitante giovane.
Già un affresco dallo stesso tema si trova in un’altra casa, il celebre affresco dell’ ”Adone ferito”, dall’omonima casa pompeiana sita in via di Mercurio, restituito alla sua originaria bellezza a seguito dei recenti interventi di restauro. Si tratta di una meravigliosa megalografia di IV stile, raro esempio rinvenuto a Pompei del tema dell’Aidone Ferito e dopo l’ultimo ritrovamento sembra non essere più il solitario tema trattato a Pompei.
Questo ritrovamento sicuramente apre nuovi scenari mitologici legati al culto religioso nell’antica città romana.
Articolo su vivicentro.it

Un Prezioso Papiro di Seneca il Vecchio sorge dalle ceneri


Ph: immagine estrapolata video IlMattino
Il Frammento riconosciuto appartenente a Seneca il Vecchio era custodito da tempo fra i Papiri Ercolanesi, nella Biblioteca Nazionale di Napoli. I frammenti del Papiro sono giunti sino a noi perché l’incendio che li travolse, durante l’eruzione,  ha evitato di deteriorarli.
Lo scritto  apparterrebbe alle “Historiae ab initio bellorum civilium” di Lucio Anneo Seneca, opera conosciuta anche come “Oratio in Senatu habita ante principem”.
Lucio Anneo, detto anche il Retore, visse a cavallo tra il 54 a.C. e il 39 d.C. , fu il padre del celebre filosofo Seneca il Giovane. Originario di Corduba (in Spagna), visse poi l’intera sua vita a Roma fino alla morte nel 39 d.C.
Durante il 1700, 125 papiri latini furono recuperati dagli scavi di Ercolano, il papiro che porta il numero 1067è stato il frammento fortunato per essere soggetto di studi della filologa Valeria Piano, che è riuscita a dare una paternità agli scritti.
Già gli studi preliminari, avevano fatto intuire che si trattasse di uno scritto di un certo livello per l’eleganza della scrittura e della sua forma. La prima ipotesi, subito dopo scartata ne vedeva il padre del papiro in Lucio Manlio Torquato (politico appartenente alla Gens Manlia).
Il papiro è suddiviso in 16 frammenti provenienti da uno stesso rotolo lungo 13 metri, l’opera  tratta di argomenti  storici- politici dei primi anni del principato di Augusto e Tiberio (27a.C.-37d.C.). Doveva contenere un discorso di tenore politico composto da Lucio Manlio Torquato e pronunciato in Senato al cospetto dell’imperatore (per questo l’errore iniziale sull’identificazione paterna).
Lo studio minuzioso della filologa è stato accompagnato dalla tecnologia, infatti grazie all’aiuto di elaborati microscopi e immagini multispettrali, è stato possibile ricostruire al computer dello scritto romano.
Il Papiro 1067 testimonia l’unica opera diretta di Seneca il Vecchio eliminando la teoria di alcuni studiosi che nessun scritto fosse stato elaborato dal padre del famoso filosofo latino.
Articolo si vivicentro.it

Scoperta a Cuma una tomba del II a.C. con pitture parietali raffigurante un banchetto

Un banchetto per l’eternità sulle pareti della tomba del II a.C. scoperta a Cuma Campi Flegrei scoperta Tomba del II a.C a Cuma. Ph: fa...