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martedì 31 luglio 2018

Scoperta archeologica - si tratta del reliquario contenenti le spoglie degli apostoli?

Nuove teorie sul reliquario in pietra, forse conteneva le spoglie di Pietro e Andrea.

Ph: reliquary jesus disciples apostles peter andrew philip archaeology-dr-mordechai-aviam-michael-philips-twitter
Scoperta archeologica - Una scoperta che desta stupore è un reliquario  in pietra, ritrovato sulla riva settentrionale del Mare di Galilea.
Secondo gli archeologi del Centro per lo Studio dell’Antico Ebraismo e delle Origini Cristiane e del Nyack College, reliquiario avrebbe contenuto le spoglie di tre apostoli.
Lo scavo archeologico dello scorso anno nell’area interessata dalla scoperta, aveva portato alla luce i resti di un villaggio, identificato dagli studiosi come l’antico sito di pescatori di Betsaida.
Il villaggio dei pescatori è menzionato nel Nuovo Testamento come patria degli apostoli.
Gli archeologi portarono alla luce tracce di edifici romani sotto una chiesa bizantina che in base ai resoconti di un pellegrino dell’epoca venne costruita sulla casa di Pietro e Andrea.
La scoperta sembra aver dato credito ad un resoconto di un pellegrinaggio compiuto da un cristiano di nome Willibald, che visitò la zona nell’anno 725 d.C. e annotò di aver visitato una chiesa a Betsaida costruita sulla casa di Pietro e Andrea.
Il rinvenimento di manufatti di epoca romana quindi porrebbe fine alle prime teorie elaborate in cui si credeva che il sito precedentemente fosse sommerso dall’acqua.
Il dottor R. Steven Notley del Nyack College, a proposito dello scavo ha commentato:
“Gli scavi attuali hanno dimostrato al di là di qualsiasi dubbio che il sito di el-Araj era abitato nel periodo romano e non era ricoperto d’acqua come hanno dichiarato gli archeologi di et-Tell”.
“Visto che l’insediamento è situato tra et-Tell e il Mare di Galilea, abbiamo rinforzato la nostra affermazione per la quale el-Araj è il candidato principale ad essere il villaggio di pescatori di Betsaida, patria degli apostoli. Non solo abbiamo scoperto edifici e artefatti di quel periodo, ma abbiamo anche dissotterrato altre prove di una chiesa bizantina successiva, che secondo i pellegrini era stata costruita sopra la casa di Pietro e Andrea”
Ciò che desta stupore tra le scoperte effettuata nella campagna di scavo di quest’anno è una cassa di pietra rinvenuta nei pressi della chiesa bizantina, che secondo gli archeologi potrebbe aver contenuto le reliquie degli apostoli.
Secondo il  comunicato stampa diffuso dagli archeologi che presiedono la campagna di scavo, si tratterebbe di:
“Un grande blocco di basalto, dal peso di circa 300 kg, con tre cavità intagliate. Potrebbe essere stato usato come reliquiario in una chiesa, forse quella descritta da Willibald. Se così fosse, potrebbe aver contenuto le reliquie degli apostoli sotto l’altare della chiesa”.
La spedizione archeologica continua, i cercherà di far luce su questo nuovo mistero posto agli studiosi dalla Storia.

Articolo su vivicentro.it

sabato 9 giugno 2018

Un volto biblico nella statuina di Tel Abel Beth Maacah?



ph: Facebook Archeology magazine
L’ultimo reperto portato alla luce dal lavoro congiunto tra l’Azusa Pacific University e l’Hebrew University di Gerusalemme a Tel Abel Beth Maacah nel nord di Israele è stato esposto nell’ultima settimana di Maggio al Museo israeliano di Gerusalemme.
Si tratta di una piccola testa in maiolica risalente alla Tarda Età del Ferro IIA (9 ° secolo a.C.), posta accanto alla famosa iscrizione “Casa di David” di Tel Dan.
L’antica città di Abel Beth Maacah, menzionata più volte nella Bibbia ebraica, continua a offrire interessanti scoperte. Nel mese di luglio del 2017, ad Abel Beth Maacah, Mullins e il suo team stavano scavando i resti di quella che potrebbe essere un’antica cittadella dai tempi dei re israeliti.
 Una stanza conteneva prove di attività metallurgica, in un’altra è stata ritrovata un modellino di una nave in stile fenicio.
Nella stanza più orientale, Mario Tobia, uno studente di ingegneria di Gerusalemme, ha rinvenuto la piccola testa posta sotto esame.
Robert Mullins,  capo archeologo di Abel Beth Maacah e presidente e professore del Dipartimento di Studi Biblici e Religiosi di Azusa Pacific , ne descrive le caratteristiche:
La testa misura 5,58 x 5.08 cm ed è finemente decorata in tutte le sue caratteristiche, tra cui le trecce nere lucide trattenute alla sommità del capo da una fascia dipinta in giallo e nero e una barba curata. Gli occhi a mandorla hanno le pupille dipinte di nero e la posizione delle labbra  gli donano un’espressione a tratti severa. Il volto in faience è colorato di verde chiaro, colore ottenuto dall’aggiunta di rame alla pasta di quarzo. Il suo stile elegante indica che l’uomo era un personaggio distinto, probabilmente un re. Da alcune analisi, la testa sembra essersi staccata dal corpo di una figurina alta 20-25 cm.
“Nonostante sia piccolo il reperto, ci offre un’opportunità unica di guardare negli occhi una persona famosa del passato; un passato consacrato nel Libro delle Ere “, ha dichiarato Mullins. “ La datazione al radiocarbonio del materiale organico trovato nello stesso edificio della scultura suggerisce che l’oggetto sia stato costruito a partire dal 902-806 a.C. In quel periodo,  i confini di tre diversi regni, Israele, Tiro e Aram – Damasco, erano molto vicini ad Abel Beth Maacah. E questi cambiarono spesso, diversi regni controllavano Abel Beth Maaca in tempi diversi. Non sappiamo se la statuina raffiguri personaggi come il re Acab di Israele, il re Hazael di Aram-Damasco o il re Ethbaal di Tiro, governanti conosciuto dalla Bibbia e da altre fonti. La testa rappresenta un enigma reale. “
I dettagli sulla testa di figurina e sulla sua scoperta sono stati recentemente presentati alla comunità archeologica israeliana al 44 ° Congresso Archeologico Annuale dell’Università Ben Gurion del Negev dal Dr. Naama Yahalom-Mack dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
Articolo su vivicentro.it

lunedì 11 gennaio 2010

La Cucina nell'Impero Mongolo

Il sole è fuggito dal cielo, forse anche lui è stato intimorito dal freddo di queste ultime giornate. Sono giorni in cui il naso viene messo fuori dalla porta solo per occasioni speciali e irrinunciabili, questo mi ha permesso di approfondire i miei studi. Qualche tempo fa discutevo con alcuni colleghi sul mondo culinario orientale nell’antichità, in particolare dell’area mongola.
La collocazione storica è da destinare dopo la morte di Gengis Khan, quando l’impero mongolo vantava la sua grande estensione e l’inevitabile contaminazione culinaria proveniente dalla Cina e dal Medio Oriente.
La cucina mongola antica è caratterizzata dalla povertà degli ingredienti e dal gusto selvaggio delle pietanze, questo è dovuto al fatto che gli ingredienti inseriti per elaborare alcuni piatti provenivano dall’allevamento o dalla caccia, poco veniva inserito dai prodotti raccolti dall’agricoltura ( teniamo presente che i mongoli erano un popolo nomade e sia il loro stile di vita sia il clima e le terre non permettevano una fluente agricoltura). La cucina mongola basava tutto sul latte, yogurt e carne bollita.
Dal XII-XIII secolo, dopo le conquiste di Gengis Khan, la cucina mongola poté usufruire delle contaminazioni dei popoli conquistati per ampliare il proprio bagaglio culinario e renderlo più saporito e gustoso.
La cucina mongola è da considerare fra i primi esempi di alimentazione curativa, rivolta al benessere psicofisico, questo viene dimostrato dal manuale dietologico che il medico Hu Szu-hui pubblicò nel 1330 per il bisnipote di Kublai Khan nipote di Gengis Khan, Wenzong. Il manoscritto dal titolo “ Informazioni opportune ed essenziali per i cibi e le bevande dell’imperatore”, contiene più di 200 ricette elaborate per il benessere fisico dell’imperatore. Le ricette contenute sono cariche di spezie ed erbe provenienti dai Paesi limitrofi, all’interno vi sono ricette bizzarre come il lupo arrostito al curry, ma anche deliziose ricette di facile preparazione.
Sono riuscita ad avere una ricetta contenuta all’interno del manoscritto di Hu Szu-hui, ma è adattata ai nostri tempi, credo che oltre al tipo di cottura e altri piccoli particolari non si differenzia molto dal piatto originale. La ricetta non ricordo da dove proviene, è fra i miei appunti da molto tempo. Questo non è un blog di cucina, ma credo che sia carino dividere con voi la preparazione di questa pietanza.

Melanzane ripiene
Ingrediente per 4 persone:
- 2 melanzane
- 50 g di burro ( la ricetta originale prevedeva grasso di pecora)
- 1 cipolla a dadini
- 2 cucchiai di buccia d’arancia essiccata
- 200 g di yogurt intero
- 2-3 spicchi di aglio tritato
- 300 g di carne di agnello macinata
- Basilico, sale e pepe.

Preparazione:
il giorno prima preparare la salsa allo yogurt, mescolandolo con aglio e basilico tritato. Tagliate le melanzane a metà, percorrendo con il coltello la loro lunghezza, svuotatele e tagliate a piccoli dadini la polpa. Soffriggete la cipolla tagliata a dadini nel burro e aggiungete la carne lasciandola rosolare bene in modo da perdere il suo colore rosa e risulti cotta al suo interno, unite la polpa di melanzane, la buccia d’arancia,sale e pepe. Fate cuocere per altri 2-3 minuti, successivamente riempite le melanzane e cuocetele al vapore per 6-8 minuti finché non risulti cotta. Servite con la salsa di yogurt fredda.

津津有味 Buon appetito


(foto: rappresentazione dell'imperatore Wenzong - la dicitura 津津有味 è in lingua cinese - dizionario cinese)

sabato 9 gennaio 2010

Ritrovata la tomba del signore della guerra cinese: Cao Cao

Oggi la giornata è un po’ fredda, la frescura che si doveva aspettare per natale è giunta solo adesso. La luna è ancora sorridente sul cielo mattutino malgrado sia già mezzogiorno. Facendo un po’ di ordine nella mia scrivania ho ritrovato un talloncino del cinema. Il 23 novembre del 2009 nelle sale cinematografiche italiane è uscito il film dal titolo “la battaglia dei tre regni”, un film cinese. La trama è semplice e lineare, riporta lo spettatore nel 208 quando il consigliere Cao Cao convinse l’imperatore che per unificare il regno era necessario sottomettere i tre regni confinanti. Chi ha visto il film sa bene l’andamento della trama, ma forse pochi sanno che dopo poco più di un mese è stata resa nota la notizia della scoperta della tomba del signore della guerra, di Cao Cao. L’annuncio è stato effettuato alla fine del mese di dicembre del 2009 , la scoperta è avvenuta nelle terre della provincia di Henan, nei pressi di Anyang.
Cao Cao visse intorno al 155-120 d.C. ed è una figura storica di grande rilievo nella Cina odierna. Cao Cao fu un grande poeta e generale, ma riuscì anche ad essere un grande capo e cercò di unire sotto il suo potere l’intero territorio cinese. Poi però la figura dell’imperatore cadde nelle mani dei romanzieri e fu descritto come un terribile tiranno avido di potere e di terre.
La tomba ritrovata contiene tre corpi e numerosi manufatti. Gli archeologi, scopritori della tomba, sono convinti che il tumulo custodisca i resti di Cao Cao per alcuni semplici motivi:
  • la tomba si trova nei pressi dell’ex capitale dei Wei, che Cao Cao aveva fondato e governato.
  • La tomba fu costruita senza dubbio per un re, infatti la scala che conduce alla tomba corrisponde allo stile reale del periodo di Cao Cao.
  • Numerosi manufatti, contenuti all’interno della tomba, indicano che appartenevano al re dei Wei e soprattutto un cuscino in pietra riporta la dicitura di re dei Wei.
  • Uno dei corpi ritrovati è maschile e morì intorno ai 60 anni, proprio come testimoniano alcune fonti sulla morte di Cao Cao che avvenne nel suo sessantacinquesimo anno di vita.
La tomba misura 740 , con un corridoio di circa 40 m che giunge alla camera sepolcrale. Oltre al corpo maschile sono stati trovati altri due corpi femminili, uno di circa 50 anni e l’altro di circa 20 anni. Il corpo più anziano apparterebbe alla moglie, il secondo ad una serva della moglie o a una concubina dello stesso Cao Cao.
Quando la tomba fu trovata non destò le grandi curiosità delle autorità, solo dopo il saccheggio della tomba, il ritrovamento ha avuto l’importanza che gli spettava di diritto. Anche se la tomba ha subito un saccheggio, i manufatti raccolti sono in numero superiore ai 250, il materiale che li compone è molto pregiato: oro, argento, giada, elementi riconducibile solo ad un sovrano.
Cao Cao è stato rappresentato come un tiranno nei romanzi cinesi e nel film da poco uscito nelle sale italiane, ma fu solo un uomo dal forte carattere con un unico sogno, unificare la sua terra.

(foto: riproduzione dell'immagine di Cao Cao contenuta nei romanzi cinesi)

giovedì 10 dicembre 2009

Giappone, la Piramide sommersa di Yonaguni

Pomeriggio, sera o mattina per me è sempre l’ora adatta per bere dell’ottimo tè.
Oggi ero davanti alla mia libreria con la tazza in mano e tra un sorso e l’altro di tè osservavo la mia catasta di libri, rimpiangendo di non aver mai provato il famose te verde giapponese, matcha. Ho un amore sconfinato per la cultura giapponese e in questi ultimi anni ha superato con grande distacco l’amore che provavo per l’Egitto.
Pensando al Giappone mi sono accorta che nessuno dei libri in mio possesso parlava del paese del Sol Levante, mi sono sorpresa eppure è una civiltà che mi affascina molto. Per noi occidentali è difficile reperire qualche notizia sul mondo archeologico del Giappone, pochi libri vengono tradotti in italiano e la maggior parte delle pubblicazioni viene redatta in russo o tedesco.
Ho cercato fra i miei libri rinchiusi in cantina, nessuna traccia del Giappone, così mi sono ripromessa di regalarmi un libro per natale sulla storia del Giappone, sempre se nelle librerie riesco a trovare alcuni testi attendibili.
Malgrado ciò sono riuscita ad avere, tramite alcune amicizie, delle notizie sull’archeologia Giapponese. Una scoperta molto importante è stata effettuata durante gli scavi avvenuti qualche estate fa. La scoperta è stata effettuata al largo del Giappone, l’agglomerato si sviluppa per poco più di 500 km, si tratta dei resti di un’antica città o di un certo numero di siti strettamente correlati. Nelle acque intorno a Okinawa e intorno all’isola di Yonaguni, alcuni archeologi subacquei avevano già individuato otto siti nel marzo del lontano 1995, ma questo si rivelò un banco di coralli che la natura aveva fatto nascere a forma di giacimenti urbani. Poi, nel 1996 un subacqueo sportivo scoprì per caso un’enorme piattaforma angolare di circa 40 m a sud-ovest di Okinawa. Per le caratteristiche del ritrovamento non c’erano dubbi, si trattava di un sito archeologico, le ricerche furono avviate e squadre di archeologi trovarono a pochi metri altri monumenti, per poi trovarne un altro e un altro ancora. Il sito nascosto dalle acque marine si presentava come una vera città urbanizzata con: strade, piccoli vialetti, maestose scalinate, portici di grande manifattura con architettura lineare e sobri. Alla vista degli archeologi si presentava un quadro mai visto prima in quella civiltà. La scoperta era così sensazionale che sia gli archeologi che gli appassionati di archeologia lavorarono insieme per dare vita e luce a questo nuovo ritrovamento.
Nel mese di settembre non lontano dalla riva dell’isola di Yonaguni, a quasi 400 km aerei da Okinawa, fu trovata una gigantesca struttura piramidale a quasi 100 metri di profondità. La struttura misurava 240 piedi di lunghezza (73,152 m)
Questa eccezionale scoperta non ha destato né stupore né meraviglia fra il pubblico Italiano, Americano, tedesco etc., anche perché quasi nessuno ha mai saputo di questa scoperta, fino a quando una nota rivista americana ha dato la notizia la primavera successiva. Da allora un ulteriore coperta di silenzio è calata sul ritrovamento. Perché? Perché il mondo dell’archeologia ha preferito non sapere e tacere su questo ritrovamento?
Alcuni sostengo che la struttura piramidale sia molto più antica delle piramidi egizie e questo potrebbe in parte spiegare il perché di tanto silenzio. Studiando archeologia mi sono accorta che è difficile screditare alcuni archeologi che ormai hanno una fama ben consolidata ed è soprattutto difficile elaborare nuove teorie sull’origine dell’uomo senza che (alcuni) questi creino attorno a te un vuoto senza precedenti.

Si pensa che la piramide ( meglio dire la parete della piramide) abbia il doppio degli anni delle piramidi d’Egitto, se ciò fosse vero la storia dell’uomo e della sua evoluzione è tutta da riscrivere e cererebbe uno scompiglio abissale nel mondo archeologico. Ricordo che una cosa simile successe per un ritrovamento al largo dell’India, si parlava del ritrovamento di una città sommersa di 12.000 anni, una città architettonicamente perfetta. Da allora non si ebbe più nessuna notizia. Perché alcuni studiosi permettono che ci sia il vuoto attorno ad alcuni ritrovamenti? Da quasi studiosa purtroppo non so rispondere.
Alcuni studiosi pensano che la struttura sia di origine naturale, ma molti altri non condividono questa teoria. A confermare gli studi di questi ultimi è il ritrovamento di una strada attorno alla piramide e l’assenza di detriti di erosione. Accanto alla parete della piramide a gradoni sono state trovate delle piccole strutture a forme di ziggurat sono alte circa 2 m e larghe 10.
É ancora troppo presto per sapere chi furono gli artefici di questa costruzione, forse fu un edificio con scopo religioso o per celebrare una divinità simile al dio Nirai-Kanai, personaggio centrale nel pantheon giapponese. Questo ritrovamento potrebbe essere la prova dell’esistenza di una nuova cultura, anche perché non ci sono notizie di popolazioni così evolute da poter creare 10.000 anni fa una costruzione così poderosa. Probabilmente era una popolazione proveniente dal continente asiatico dove la civiltà antica ebbe origine. Secondo alcuni studiosi la struttura circostante risalirebbe almeno all’8000- 10000 a.C., alla fine dell’era glaciale.
La civiltà giapponese neolitica sorge nel 9000 a.C., era una popolazione che praticava la caccia e la raccolta del cibo, se tale ritrovamento fosse una vera piramide di origina umana e non naturale databile a 10000 anni fa cambierebbe la storia dell’origine dell’uomo, i libri dovrebbero essere riscritti e il caos piomberebbe nelle teorie ormai consolidate nel mondo dell’archeologia. Tale affermazione metterebbe la cultura antica del Giappone allo stesso livello di quella mesopotamica.
Molti testi antichi parlano di civiltà sommerse, un esempio tangibile sono Atlantide e Mu. Ciò che accomuna queste isole e il modo in cui la loro civiltà fu portata alla fine. Ogni cultura dell’antichità, a mio avviso, ha all’interno del proprio repertorio mitologico un diluvio universale e la perdita di territori a causa di grandi inondazioni. Con un po’ di fantasia si possono creare decine di teorie quasi attendibili.
Nuovi ritrovamenti ritorneranno alla luce e nuove teorie dovranno essere elaborate. L’uomo riuscirà un giorno a conoscere la data di origine della sua civiltà?
Ricordate, il passato poche volte non vuole essere riscoperto.

(foto: le prime tre immagini riprendono varie parti del giacimento, l'ultima è una ripresa satellitare della zona archeologica interessata by Santha Faiia, Kihachiro Aratake, John Chandler)

venerdì 13 novembre 2009

Tin Huan, inventore del primo ventilatore e del primo cartone animato

Ormai le giornate calde sono state scavalcate da freddi “venticcioli” quasi invernali, l’aria diventa sempre più gelida e da tempo i nostri ventilatori e condizionatori sono stati spenti.
Anche in passato il caldo era patito e così intorno al 180 d.C. nell’antica Cina, un inventore di nome Tin Huan, vissuto durante la dinastia Han, mosso dalla voglia di alleggerire le “sofferenze” dei suoi sovrani inventò un ventilatore meccanico azionato dalla forza delle braccia di servi.
Il ventilatore era formato da sette ruote di 10 metri di diametro, erano collegati una all’altra e grazie alla forza servile creava una corrente di aria fresca. Però non è chiaro se il ventilatore fu utilizzato come refrigerio per i propri sovrani oppure per eliminare loglio (pianta erbacea) dal grano. Durante il periodo Han furono usati appunto per questo ultimo scopo, il grano veniva lanciato verso l’alto, il ventilatore veniva azionato e il turbine di aria creato allontanava loglio dal grano.
Tin Huan fu il primo inventore anche dei primordiali cartoni animati, infatti il primo Zootropio, un dispositivo cilindrico dove venivano inserite una serie di immagini riprese in diversi movimenti, questo marchingegno fatto ruotare, dava vita all’immagine in movimento.
Il passato è importante per noi uomini moderni, sopratutto perché può insegnarci a non sottovalutare l’ingegnosità degli uomini antichi.


(foto: riproduzione di uno Zootropio di impronta veneziana by wiki)

Scoperta a Cuma una tomba del II a.C. con pitture parietali raffigurante un banchetto

Un banchetto per l’eternità sulle pareti della tomba del II a.C. scoperta a Cuma Campi Flegrei scoperta Tomba del II a.C a Cuma. Ph: fa...