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lunedì 6 agosto 2018

Archeologia, scoperte le tombe di Remochetni e Baqet II in Egitto

Ph: ministry of antique

Nuove scoperte in Egitto

Archeologia – Una missione archeologica egiziana-australiana del Macquarie University, guidata dal dott. Naguib Kanawati, ha scoperto due prestigiose  camere sepolcrali databili al Medio Regno. Le sepolture appartenevano a due membri importanti della casta egizia: Remochetni e Baqet II.
Il rinvenimento è stato effettuato durante i lavori di pulizia  dei cunicoli  delle  tombe dei due personaggi, nella necropoli di  Beni Hassan, nella frazione di El-Minya.
Il Dott. Mostafa Waziri, segretario generale del consiglio supremo delle antichità, ha  spiegato che la missione archeologica ha iniziato gli scavi nel 2009, ed è riuscita a scoprire queste camere di sepoltura durante l’ultima settimana della sua attuale stagione archeologica.
Il Dott. Ayman Ashmawi, capo dell’antico settore delle antichità egiziane, ha aggiunto che la sepoltura di Remochetni è posta a 17.5 metri di profondità.
Il cunicolo porta ad  una camera con un secondo corridoio che conduce ad una sepoltura a 3 metri di profondità. Si tratta di  una camera vuota con pianta rettangolare, probabilmente usata per la posatura del sarcofago,  presumibilmente rimosso dall’egittologo britannico “Percy E Newberry” che ha lavorato a Beni Hassan durante la fine del XIX secolo.
Il Dott. Ashmawi ha fatto notare che la camera di sepoltura ha due piccole camere laterali posti agli angoli orientali, mentre ad ovest sono stati trovati un certo numero  di contenitori alimentari fatti di argilla.
Gamal Elsemestawy, direttore generale del Dipartimento di antichità del medio Egitto,  ha riferito che la missione ha scoperto anche la parte superiore della camera di sepoltura di Baqet II oltre al ritrovamento di altre camere unilaterali.
Queste possiedono lo stesso design architettonico delle camere di sepoltura trovate nella tomba di Remochenti.
La missione ha trovato anche pitture parietali che raffigurano policrome scene, in  buone condizione di conservazione oltre che un certo numero di vasi di ceramica.
Il Dott. Naguib Kanawati capo del misssione ha riferito che dato che la missione archeologica è ormai giunta al termine, è stato bloccato l’ingresso delle camere con delle macerie per proteggere il ritrovamento.
La missione riprenderà a gennaio 2019 al fine di pulire, restaurare e studiare i quadri murali oltre che documentare pienamente i pozzi e le sue camere di sepoltura.
articolo vivicentro.it

martedì 31 luglio 2018

Scoperta archeologica - si tratta del reliquario contenenti le spoglie degli apostoli?

Nuove teorie sul reliquario in pietra, forse conteneva le spoglie di Pietro e Andrea.

Ph: reliquary jesus disciples apostles peter andrew philip archaeology-dr-mordechai-aviam-michael-philips-twitter
Scoperta archeologica - Una scoperta che desta stupore è un reliquario  in pietra, ritrovato sulla riva settentrionale del Mare di Galilea.
Secondo gli archeologi del Centro per lo Studio dell’Antico Ebraismo e delle Origini Cristiane e del Nyack College, reliquiario avrebbe contenuto le spoglie di tre apostoli.
Lo scavo archeologico dello scorso anno nell’area interessata dalla scoperta, aveva portato alla luce i resti di un villaggio, identificato dagli studiosi come l’antico sito di pescatori di Betsaida.
Il villaggio dei pescatori è menzionato nel Nuovo Testamento come patria degli apostoli.
Gli archeologi portarono alla luce tracce di edifici romani sotto una chiesa bizantina che in base ai resoconti di un pellegrino dell’epoca venne costruita sulla casa di Pietro e Andrea.
La scoperta sembra aver dato credito ad un resoconto di un pellegrinaggio compiuto da un cristiano di nome Willibald, che visitò la zona nell’anno 725 d.C. e annotò di aver visitato una chiesa a Betsaida costruita sulla casa di Pietro e Andrea.
Il rinvenimento di manufatti di epoca romana quindi porrebbe fine alle prime teorie elaborate in cui si credeva che il sito precedentemente fosse sommerso dall’acqua.
Il dottor R. Steven Notley del Nyack College, a proposito dello scavo ha commentato:
“Gli scavi attuali hanno dimostrato al di là di qualsiasi dubbio che il sito di el-Araj era abitato nel periodo romano e non era ricoperto d’acqua come hanno dichiarato gli archeologi di et-Tell”.
“Visto che l’insediamento è situato tra et-Tell e il Mare di Galilea, abbiamo rinforzato la nostra affermazione per la quale el-Araj è il candidato principale ad essere il villaggio di pescatori di Betsaida, patria degli apostoli. Non solo abbiamo scoperto edifici e artefatti di quel periodo, ma abbiamo anche dissotterrato altre prove di una chiesa bizantina successiva, che secondo i pellegrini era stata costruita sopra la casa di Pietro e Andrea”
Ciò che desta stupore tra le scoperte effettuata nella campagna di scavo di quest’anno è una cassa di pietra rinvenuta nei pressi della chiesa bizantina, che secondo gli archeologi potrebbe aver contenuto le reliquie degli apostoli.
Secondo il  comunicato stampa diffuso dagli archeologi che presiedono la campagna di scavo, si tratterebbe di:
“Un grande blocco di basalto, dal peso di circa 300 kg, con tre cavità intagliate. Potrebbe essere stato usato come reliquiario in una chiesa, forse quella descritta da Willibald. Se così fosse, potrebbe aver contenuto le reliquie degli apostoli sotto l’altare della chiesa”.
La spedizione archeologica continua, i cercherà di far luce su questo nuovo mistero posto agli studiosi dalla Storia.

Articolo su vivicentro.it

sabato 9 giugno 2018

Un volto biblico nella statuina di Tel Abel Beth Maacah?



ph: Facebook Archeology magazine
L’ultimo reperto portato alla luce dal lavoro congiunto tra l’Azusa Pacific University e l’Hebrew University di Gerusalemme a Tel Abel Beth Maacah nel nord di Israele è stato esposto nell’ultima settimana di Maggio al Museo israeliano di Gerusalemme.
Si tratta di una piccola testa in maiolica risalente alla Tarda Età del Ferro IIA (9 ° secolo a.C.), posta accanto alla famosa iscrizione “Casa di David” di Tel Dan.
L’antica città di Abel Beth Maacah, menzionata più volte nella Bibbia ebraica, continua a offrire interessanti scoperte. Nel mese di luglio del 2017, ad Abel Beth Maacah, Mullins e il suo team stavano scavando i resti di quella che potrebbe essere un’antica cittadella dai tempi dei re israeliti.
 Una stanza conteneva prove di attività metallurgica, in un’altra è stata ritrovata un modellino di una nave in stile fenicio.
Nella stanza più orientale, Mario Tobia, uno studente di ingegneria di Gerusalemme, ha rinvenuto la piccola testa posta sotto esame.
Robert Mullins,  capo archeologo di Abel Beth Maacah e presidente e professore del Dipartimento di Studi Biblici e Religiosi di Azusa Pacific , ne descrive le caratteristiche:
La testa misura 5,58 x 5.08 cm ed è finemente decorata in tutte le sue caratteristiche, tra cui le trecce nere lucide trattenute alla sommità del capo da una fascia dipinta in giallo e nero e una barba curata. Gli occhi a mandorla hanno le pupille dipinte di nero e la posizione delle labbra  gli donano un’espressione a tratti severa. Il volto in faience è colorato di verde chiaro, colore ottenuto dall’aggiunta di rame alla pasta di quarzo. Il suo stile elegante indica che l’uomo era un personaggio distinto, probabilmente un re. Da alcune analisi, la testa sembra essersi staccata dal corpo di una figurina alta 20-25 cm.
“Nonostante sia piccolo il reperto, ci offre un’opportunità unica di guardare negli occhi una persona famosa del passato; un passato consacrato nel Libro delle Ere “, ha dichiarato Mullins. “ La datazione al radiocarbonio del materiale organico trovato nello stesso edificio della scultura suggerisce che l’oggetto sia stato costruito a partire dal 902-806 a.C. In quel periodo,  i confini di tre diversi regni, Israele, Tiro e Aram – Damasco, erano molto vicini ad Abel Beth Maacah. E questi cambiarono spesso, diversi regni controllavano Abel Beth Maaca in tempi diversi. Non sappiamo se la statuina raffiguri personaggi come il re Acab di Israele, il re Hazael di Aram-Damasco o il re Ethbaal di Tiro, governanti conosciuto dalla Bibbia e da altre fonti. La testa rappresenta un enigma reale. “
I dettagli sulla testa di figurina e sulla sua scoperta sono stati recentemente presentati alla comunità archeologica israeliana al 44 ° Congresso Archeologico Annuale dell’Università Ben Gurion del Negev dal Dr. Naama Yahalom-Mack dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
Articolo su vivicentro.it

domenica 26 febbraio 2017

Al ladro! Al ladro

Sul web inizia la polemica: i beni del Museo Egizio di Torino devono rimanere là. Nasce così una raccolta firme per impedire ciò, accusando i siciliani di rubare beni preziosi.
Si dimentica però che la fruizione di un bene è aperta a tutti e quello che viene spostato al sud è quello che viene custodito negli immensi depositi.
Ecco il mio articolo per ViviCentro:
http://www.vivicentro.it/regioni/isole/opinioni-isole/torinesi-gelosi-dei-beni-del-museo-egizio/#comment-1808

Cosa ne pensate voi di ciò?

mercoledì 2 novembre 2016

La Storia di una palla rincorsa da giocatori

La competizione è da sempre stato insita nel DNA dell’uomo sin dalla preistoria. Questa particolarità caratteriale ha portato alla nascita di discipline sportive sempre più competitive accompagnate da una tifoseria agguerrita e fedele.
Uno sport, seguito in tutto il mondo sembra essere il calcio, questo insieme ad altri, affonda le sue radici in tempi molto remoti.
Kemari odierno.
Foto: www.animeclick.it
È d’obbligo, per capire come il calcio si sia modificato nel corso del tempo, attraversare i secoli soffermandosi sulle tradizioni di ogni civiltà.
Sembra che quasi tutte le civiltà più importanti abbiano praticato una forma primordiale di calcio, le regole cambiano, ma il gioco di base, una palla seguita da giocatori, rimane immutata.
Il nostro viaggio verso la storia del calcio, parte dall'antico Giappone del XI - XII secolo a.C., qui veniva chiamato Kemari. Il gioco si svolgeva in un piccolo spazio, i giocatori si passavano la palla senza farle toccare mai il suolo. Era costituita da un involucro di pelle al cui interno veniva inclusa una vescica di animale riempita d’aria. Nello stesso periodo del Kemari, in Cina, si giocava con lo Tsu-chu (palla di cuoio calciata dal piede). La palla utilizzata era colma di piume e capelli femminili. Lo scopo del gioco era calciare il pallone in un buco sostenuto da due canne di bambù (per alcuni versi ricorda quello praticato dalle civiltà precolombiane). Un manuale militare della dinastia Han, inseriva lo Tsu-chu fra le discipline imposte dal regime come esercitazione militare obbligatoria.
Il museo di Monaco, custodisce un manoscritto del 50 a.C., riporta la notizia che la disciplina del Tsu-chu fu importata in Giappone (secondo alcuni studiosi la nascita del Kemari è da ricondurre a questo periodo, quindi 500/600 anni dopo la creazione dello Tsu-chu) portando così la nascita delle prime dispute internazionali fra i due Paesi orientali.
Ricostruzione della palla utilizzata dai romani.
foto: www.gruppostoricoromano.it
Continuando il nostro viaggio, tracce dell’antenata disciplina calcistica, si intravedono intorno al IV secolo a.C. in Grecia. Qui si affermò quello che prese il nome di Episkyros, sembra che tale disciplina non sia rientrate tra quelle olimpiche. Altri giochi con la palla in Grecia prendevano diversi nomi a secondo dai vari ruoli svolti dai giocatori e dalla palla: l’Urania, la Feninda e l’Apporraxis. L’Episkyros era il più diffuso, costituito da due squadre da 12-14 giocatori a cui era ammesso toccare la palla anche con le mani. A Sparta sembra essere attestata una primitiva forma di competizioni fra diverse squadre, per l’esattezza 14 squadre, che si sfidavano durante la festa annuale. A questo gioco erano ammesse anche le donne. Una rappresentazione in rilievo di un giocatore che tiene la palla in equilibrio sulla coscia è stata poi inserita nella coppa Europea odierna.
A Roma l’Episkyros prese il nome di Harpastum (dal greco arpazo, cioè afferrare o strappare con forza). Si giocava con una piccola palla contesa da due squadre in un terreno rettangolare delimitata da una linea che attorniava il campo e una centrale. Lo scopo del gioco era quello di poggiare la palla sulla linea di fondo della squadra avversaria. A differenza del calcio odierno, oltre ai passaggi con gli arti inferiori, erano consentiti anche quelli con le mani. Ogni giocatore aveva un ruolo ben preciso. Marziale ci descrive con esattezza la palla utilizzata o per essere precisi erano due le palle poste in campo:
  • Pila Paganica: usata dai contadini, fatta in cuoio riempita di piume;
  • Follis: in cuoio con una camera d’aria interna creata da una vescica di animale.

Per 800 anni le legioni romane portarono il gioco per l’intera Europa diffondendolo soprattutto nell’isola Britannica.
Nel Medioevo i giochi con la palla furono utilizzati per sfidarsi fra villaggi vicini o fra fazioni dello stesso villaggio.
Nel ‘200 è attestato un gioco chiamato Large-footballproveniente dalle isole Britanniche, famoso per la brutalità con cui i giocatori lo praticavano durante il carnevale londinese. La sua fama di gioco violento lo portò ad essere bandito. Edoardo I infatti, proibì il gioco nei luoghi pubblici per poi essere messo al bando da Enrico V. Anche se in Inghilterra fu proibito, il gioco continuò a prolificare nei Paesi limitrofi come in Scozia.
In Francia si giocava la Savate, unicamente con i piedi o la Soule dove la palla in cuoio era riempita con crusca, muschio e crine di cavallo. Il campo da gioco aveva la particolare difficoltà di avere fossati, ruscelli, boschi e acquitrini. La metà del campo poteva essere sancita da un cimitero o da una chiesa o un particolare edificio. La palla veniva mossa con i bastoni, le gambe o con le mani.
Cerchio del vincitore.
Hernán Cortés nel 1528 portò alla corte spagnola di Carlo V alcuni curiosi personaggi indigeni del Messico. La particolarità di tali individui era data dal fatto che erano giocatori di un famoso e a volte crudele gioco, il Tlachtli. Cortés nei suoi diari riporta che questi indigeni praticavano un gioco assai spettacolare. Con l’aiuto di cosce, braccia, bacino e testa muovevano una palla di circa 2 kg o più (in base alle epoche). Racconta che il peso della palla portava spesso escoriazioni e addirittura amputazioni ai malcapitati giocatori. Il gioco veniva disputato in un campo di 45 per 18 metri da due squadre formate da 10 o più giocatori. La palla doveva essere passata da giocatore in giocatore senza farle mai toccare terra. Il tutto era reso più interessante da un cerchio in pietra posta nella sommità del campo su una parete. Il giocatore che riusciva a far passare la pesante palla dal cerchio avrebbe avuto onori (se il capitano) e ricompense in cibo, denaro o armi. Il gioco attirava centinaia di persone che scommettevano su una squadra o su un’altra. La squadra che non riusciva ad arrivare alla vittoria veniva sacrificata al dio Xolotl. Alcuni studiosi invece credono che ad essere sacrificato era solo il capitano della squadra perdente. Il Tlachtli, oggi prende il nome di Ulama, da paragonare più però al gioco della pallavolo. Le origini del Tlachtli sembrano essere molto antiche, infatti ritrovamenti archeologici attestano “campi dacalcio” con un corridoio centrale stretto con muri centrali, sui quali la palla rimbalzava, attestati già 3000 anni fa. La palla era in gomma e a seconda delle epoche arrivava a pesare anche 4 kg. Alcune statuette raffigurano donne con tipiche “divise”, questo fa pensare che Tlachtli era uno sport praticato dalle donne, ma sembra anche dai bambini. Malgrado ciò, questo antico progenitore del calcio era considerato un vero e proprio evento religioso. Per i Maya rappresentava la lotta tra i sovrani dell’oltretomba e gli dei terrestri, gli Aztechi ne vedevano invece la lotta tra le divinità della notte retti dalla luna e dalle stelle contro il dio sole.
Calcio Fiorentino praticato ancora oggi.
foto: www.itinerarintoscana.it
Anche i vichinghi praticavano un gioco simile chiamato Knattleikr. Gli giocatori si dividevano in due squadre con un capitano e gareggiavano con una palla pesante e dura, forse per forgiare il corpo degli atleti. I vichinghi giocavano con mani o bastoni su campi erbosi o sul ghiaccio. Per giocare in un campo di ghiaccio le suole erano cosparse con bitume o sabbia.
Tra i celti era famoso il Knappan si giocava con una palla di legno cosparsa di grasso animale per rendere il gioco più difficile. La competizione, quando raggiungeva un certo fervore, poteva essere bloccata alla parola “Heddwch!” cioè pace.
Grande sviluppo del calcio si ebbe a Firenze quando fu governata dalla famiglia dei Medici. Prese nella storia il nome di Calcio Fiorentino.
La squadra era divisa in diverse file:
  • 5 erano posti nella prima fila ed erano chiamati Innanzi e avevano il compito di attaccanti,
  • 5 erano chiamati Sconciatori, avevano il compito di intralciare le azioni degli avversari ed erano posti in seconda fila.
  • 4 erano posti in terza fila ed erano chiamati Datori Innanziche rilanciavano la palla agli innanzi,
  • 3 erano i Datori Indietro, questi impedivano agli Innanzi avversari di conquistare una Caccia e quindi arrivare alla fine del campo.

In Inghilterra il calcio ritorna nel 1617 con Giacomo Stuart e fu praticato quasi esclusivamente dai giovani universitari. Furono stilate le prime regole scritte chiamato dribbling-game che prevedevano un gioco disputato da due squadre di 11 ( 11 perché le camerate degli universitari erano composte da tale numero) o 22 giocatori ciascuna e prevedeva l’uso di entrambi gli arti. Questo tipo di gioco era un misto tra il calcio e il rugby fino alla totale separazione e alla nascita di quest’ultimo nel 1846. Da questa data in poi nasce la vera storia del calcio.
Il primo club di football fu fondato il 24 ottobre del 1857: Sheffield Footbal Club. Un riscontro nazionale si avrà solo nel 1863 quando i rappresentanti di ben 11 club si unirono per formare la prima federazione calcistica nazionale che prenderà il nome di Footbal Association. Da qui il gioco del calcio fu sempre più perfezionato, e nuovi studi furono condotti per armonizzare la forma della palla.
La prima partita ufficiale fra nazioni si ebbe il 12 ottobre 1902, l’incontro vedeva sul campo l’Austria contro l’Ungheria (5-0).
La diffusione del gioco del calcio vera e proprio si ebbe nelle olimpiadi di Londra nel 1908.
Il successo del calcio forse si deve al significato insito in esso sin dalle origini. Infatti vede in un campo disputarsi due fazioni, come due popoli in guerra fra loro in cerca della conquista della gloria.
Il calcio da allora è cambiato a volte in bene a volte in male, ciò che invece non è cambiato e l’amore che unisce in un unico posto più persone che condividono la passione per un'unica squadra.

Anche questo è archeologia.
D.

mercoledì 3 marzo 2010

Sigeo non è più leggenda!

Non scrivo ormai da un mese, mi ero persa tra le vie costruite dalle pile di libri che senza sosta giacciono sulla mia scrivania.
Ricordate l’Iliade? La scoperta che sto per comunicarvi riguarda proprio una città decantata dal leggendario Omero, la famosa Sigeo. Secondo il poeta, la città sorgeva su un promontorio della Troade (Turchia nord-occidentale), era un famoso porto dove confluivano merci di ogni genere e luogo. Secondo il leggendario poema in questa città fu sepolto il pelide Achille.
Un team di archeologi tedeschi avrebbe ritrovato il famoso insediamento annoverando la leggendaria città fra quelle reali.
Il sito ha portato agli occhi emozionati degli archeologi le fondamenta di diverse abitazioni costruite nel primo millennio a.C. sotto commissione di personaggi autorevoli.
Come succede per ogni scoperta importante il team di archeologi lavora sul sito turco già dal lontano 2005, durante questa spedizione furono trovati centinaia di cocci e ceramiche. In quell’anno il sito archeologico non poté essere studiato interamente perché si trovava all’interno di una base militare turca. Finalmente nel 2008 poterono iniziare i veri e propri scavi archeologici con l’immediata scoperta della necropoli e del quartiere cittadino.
Le ricerche riprenderanno questa estate, gli archeologi sono molto fiduciosi e credono di poter trovare, grazie ad un’iscrizione funeraria del III secolo a.C., con non molte difficoltà il famoso tempio dedicato ad Atena.
La scoperta è molto importante perché renderebbe alcune notizie contenute nel poema di Omero veritiere e con essa anche molti personaggi ancora oggi considerati mitici eroi.
Come sempre il passato poche volte non vuole essere riscoperto.
Un saluto a tutti voi.



(foto: un bellissimo quadro di Rubens "Achille vincitore di Ettore")

giovedì 3 dicembre 2009

Enheduanna, la prima poetessa

Avevo tra le mani in questi giorni un libro di poesie, sfogliandolo una domanda è sorta: “ Chi fu il primo autore di scritti in versi?”.
Il primo autore di scritti in versi fu una donna dell’antica Mesopotamia, il suo nome fu Enkheduanna o Enheduanna . Enheduanna, secondo le iscrizioni poste dietro ad un disco di alabastro, era la figlia del re Sargon di Akkad e visse circa tra il 2285 e il 2250 a.C.
Oltre ad essere una reale, la principessa era la somma sacerdotessa di Inanna (con il tempio situato nella città più importante dell’epoca, Ur), la dea della luna ed è proprio a lei che Enheduanna dedica i suoi versi. L’inno più famoso dedicato alla dea fu il Nin-me-sar-ra (L’inno a Inanna) e secondo quanto scritto sui ritrovamenti, il canto scritto dalla principessa fu accettato dalla dea che in cambio portò alla vittoria il popolo sumerico ben nove volte contro gli accadici. Il testo fu ritenuto quasi sacro al tal punto che 500 anni dopo fu usato dagli studenti per imparare l’arte dello scriba.
Enkheduanna fu la prima, fra tutti gli scrittori, a elaborare uno scritto in prima persona, infatti i suoi inni celebrano il suo rapporto personale con la dea Inanna.
Gli inni dedicati alla dea sono tre. Nel primo Inanna viene presentata dalla principessa come una guerriera con possente forza che distrugge una montagna malgrado gli altri dei non erano disposti a prestare il loro aiuto. Il secondo contiene 30 strofe, celebra il ruolo della dea nella vita dell’uomo come: protettrice della case, dei bambini e della famiglia. Nel terzo Enheduanna cerca l’aiuto della dea per riconquistare il ruolo di somma sacerdotessa, usurpato da un sacerdote di sesso maschile.
Enheduanna scrisse altri 53 inni dedicati alla dea della luna e ad altre divinità del pantheon sumerico.
Quello che possediamo noi sono tavolette che copiano il lavoro letterario della principessa, ma sono molto utili perché senza queste testimonianze la memoria di Enheduanna come sacerdotessa-scrittrice sarebbe rimasta tra le coperte dell’oblio.


(foto: rilievo raffigurante Inanna, altri studiosi pensano invece che sia Lilith)

Approfondimenti: Lilith è
il demone femminile delle disgrazie e della tempesta. Secondo la tradizione cabala fu la prima donna di Adamo e fu creata prima di Eva)

martedì 3 novembre 2009

Il primo Dizionario

L’archeologia è una scienza molto antica, già gli antichi romani andavano a caccia di reperti ellenistici per abbellire le loro sontuose ville.
Fra i tanti reperti trovati qualcuno desta maggiore stupore e meraviglia, ma tutti sono preziosi per riscoprire la storia della nostra civiltà.
Cercando qua e la sui miei libri ho cercato di stilare una lista dei reperti più antichi: il primo dizionario, il primo codice legale, il primo tempio, etc. Ovviamente la mia non è una lista certa anche perché ogni giorno sorgono dalla terra o dalle profondità degli scantinati dei musei, nuove scoperte magari più antiche delle precedenti.
Poco tempo fa mi sono imbattuta in una notizia molto interessante, non so però a quale anno risale la scoperta. Il testo portava la notizia del più Antico Dizionario mai trovato, scritto in tavolette cuneiformi appartenente all’impero accadico (sumerico e accadico) scoperto ad Ebla (odierna Siria)
Denominato Urra=Hubullu, è un glossario babilonese del II millennio a.C. oggi custodito al museo del Louvre.
Il glossario si estende per 24 tavolette e il nome del glossario non è altro che il primo termine inserito nella lista: UR5-ra e ḫubullu (debito fruttifero).
Le tavolette 4 e 5 riportano termini legati ai trasporti terrestri e navali, le tavolette dalla 13 alla 15 contengono nomi di animali, la 16 liste di pietre, la 17 di piante e la 22 nomi di stelle.
La maggior parte delle tavolette sono state compilate nel periodo più antico della civiltà babilonese, quindi dall’inizio del II millennio a.C. fino alla fine del III millennio a.C.


(foto: Marie-Lan Nguyen/wiki)

Scoperta a Cuma una tomba del II a.C. con pitture parietali raffigurante un banchetto

Un banchetto per l’eternità sulle pareti della tomba del II a.C. scoperta a Cuma Campi Flegrei scoperta Tomba del II a.C a Cuma. Ph: fa...