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venerdì 18 maggio 2018

Guardistallo: ritrovata presunta Tomba del "Capo Villaggio"


In Italia affiorano giornalmente importanti reperti che arricchiscono la storia del nostro Paese; è di ieri la notizia di un eccezionale ritrovamento nel centro della cittadina di Guardistallo nel pisano.
La tomba risalirebbe al 3500-3000 a.C. e sarebbe stata trovata da un privato che ne avrebbe intravisto alcuni reperti. Dopo le prime indagini,il terreno ha lasciato in superfici i resti di uno scheletro di un adulto, delle punte di freccia e un’ascia.
Nei primi del ‘900, nella cittadina Pisana erano state rinvenute sporadiche evidenze archeologiche facenti parte del periodo Eneolitico (3000-2000 a.C.), testimoniando come nell’Età del Rame la zona fosse già abitata. Quei reperti oggi custoditi al Museo Archeologico di Cecina, sono utili, insieme a questi ritrovati negli ultimi giorni a creare un quadro un po’ più chiaro del periodo di appartenenza.
Il Sindaco di Guardistallo, Sandro Ceccarelli,  dichiara:
“Importantissimo ritrovamento di tomba riconducibile all’età del Rame, vicino al centro del paese.
Guardiatallo non è nuovo a questi ritrovamenti, alcuni nel museo di Cecina, ma questa volta sono di fattura estremamente eccezionale.
I resti umani, del nostro avo, si sono conservati benissimo. Gli utensili ritrovati perfetti nella forma e nella conservazione, lasciano presumere che fosse una persona importantissima, un capo villaggio potente, un cacciatore, un uomo che deteneva il potere della zona.
Il ritrovamento è avvenuto casualmente da un bambino di circa 11 anni in villeggiatura nel nostro borgo, appassionato di Indiana Jones.
Subito informati i nostri Carabinieri, che sotto le direttive del Comandante di Stazione Loprencipe , hanno protetto il prezioso tesoro e il luogo del ritrovamento.
Informato immediatamente dell’accaduto ho messo subito a disposizione la logistica del nostro Comune di Guardistallo, gli operai con le direttive del Geometra Fabrizio Sacchini, hanno aiutato il disboscamento e agevolato lo spostamento della terra da scavo.
Tutte le operazioni sono state eseguite sotto la superiore supervisione della soprintendenza e l’esperienza della Dottoressa Sorge.
Il tutto tenuto protetto per maggior sicurezza fino la fine degli scavi.
Guardistallo ancora una volta si dimostra fin dagli albori della vita, il luogo preferito dall’uomo.”

link articolo su vivicentro.it 

sabato 5 settembre 2015

Ricostruzione in 3D del villaggio di Punta Alaca sull'isola di Vivara

Ricostruzione virtuale del villaggio
7 Settembre 2015 alle ore 10:00 presentazione delle recenti scoperte nell'antico villaggio di Punta Alaca  sull'isola di Vivara, presso il Palazzo della Cultura di Procida, in occasione del convegno con tema “Il progetto Terra e le prospettive di ricerca e collaborazione mediterranea nel settore dei Beni e del Turismo Culturali” .


Massimiliano Marazzi nel 1975 diede il via agli scavi sul sito del preistorico villaggio di Punta Alaca sull'isola di Vivara. Le rivelazioni tridimensionali, effettuati dai ricercatori dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, hanno contribuito a completare il precedente lavoro avviato da M. Marazzi.

Il sito indagato dal prof. Marazzi ha favorito a chiarire le rotte commerciali che avvenivano nel Mediterraneo, vie navali che dalla Grecia arrivavano nella nostra Penisola per lo stoccaggio delle merci verso l’entroterra della penisola.
L’indagine del sito è stata un’azione ardua, a causa della sua collocazione a 14 metri sotto il livello del mare. Gli esperti, guidati dall’architetto Leopoldo Repola, grazie ad un prototipo finanziato dal MIUR, chiamato Scubalibre, elaborato dai ricercatori dell’Università Suor Orsola Benincasa, sono riusciti a ricostruire l’intero apparato abitativo formato da scale che portava all’antico porto di Vivara.
La nuova ricerca ha condotto ad una restituzione grafica in 3D dell’intero abitato composto da capanne a pianta rettangolare edificate con materiale deperibile poste su terrazzamenti provvisti di scale e viottoli.
L’abitato del XVII secolo a.C. è stato rintracciato dal prof. Marazzi su una punta dell’Isola, la punta di Alaca. Qui, sono state rinvenute due capanne in pianta rettangolare di 4 metri per 8 metri di lunghezza. Sulla stessa Us (unità stratigrafica) sono stati riportati alla luce suppellettili utilizzati durante la vita quotidiana dall’indigeno (strumenti per la caccia, ciotole, strumenti per la filatura e recipienti in terracotta di grandi dimensione).
Scavi di Vivara
Molti manufatti locali arredavano le case del villaggio, ma ciò che rende importante il sito è il ritrovamento di materiale di importazione che testimonia il contatto commerciale, e quindi le rotte navali, verso il porto di Vivara. Il materiale importato (vasellame tornito) era il frutto dello scambio commerciale con il popolo Miceneo del XVII secolo a.C., che spintosi ad ovest scambiava i propri manufatti con rame e bronzo (Sardegna, Sicilia, etc.).
In un momento particolare, in cui verte la ricerca archeologica, tale evento mostra un interesse per lo sviluppo e la ricerca di aree archeologiche situate nel Mezzogiorno, e quindi, un coinvolgimento a valorizzare il patrimonio artistico e archeologico dimenticato da questo governo.

Vi rimando al sito dell'università Suor Orsola Benincasa per avere più informazioni del progetto "Terra": http://www.unisob.na.it/eventi/eventi.htm?vr=1&id=14770

lunedì 25 gennaio 2010

L'amato Fido, il cane nell'antichità

Aisha è nata circa 2 mesi fa è stata abbandonata perché non era di razza o perché per lei e i suoi fratelli in quella casa non c’era più posto e amore. Gli occhi dolci di questa piccola cagnolina hanno ammaliato tutti in famiglia quando l’abbiamo vista sola e indifesa in mezzo al nulla e malgrado avessimo già una cagnolina da quasi 9 anni, abbiamo deciso di dare una vita serena anche a lei. Questo è il settimo giorno che vive in casa mia e malgrado il trauma dell’abbandono, della fame, del distacco con la madre, dopo tre ore di incessanti attenzioni ha aperto il cuore a noi, la nuova famiglia.
Il cane è sempre stato un compagno fedele nella storia dell’uomo, ma la crudeltà di chi sta in vetta alla catena alimentare (uomo) spesso è più forte dell’amore, malgrado ciò l’amato fido continua a provare per lui affetto.
Già gli antichi egizi avevano scoperto la grande fedeltà di questi animali e prima di loro anche gli uomini di Neanderthal. Alcuni studi farebbero risalire l’addomesticamento dei lupi già 31.000 anni fa.
Un ritrovamento molto curioso avvenne molto tempo fa presso la cultura natufiana, risalente a 12.000 anni fa ( cultura mesolitica - periodo intermedio dell'Età della pietra – diffusa nelle coste orientali che si affacciavano sul Mediterraneo). Nella singolare sepoltura fu trovato uno scheletro di un uomo anziano che accarezzava con la mano sinistra un giovane cane, questa sepoltura testimonia come il rapporto tra uomo e cane in tempi passati era molto forte.
Il cane per la sua fedeltà e la sua grande propensione alla protezione del proprio padrone, è stato considerato sin da tempi remoti come un animale da guardia, infatti gli antichi indiani Lacandones, abitanti del Guatemala, nelle sepolture usavano disporre ai quattro angoli della tomba quattro cani di foglie di palma, per proteggere il defunto durante la sua vita ultraterrena ( pratica ancora usata presso questa popolazione).
Un caso molto particolare di testimonianza di cani in siti archeologici mi è successo l’anno scorso, stavamo facendo un rilievo di una porta bizantina costruita sopra un’altra porta greca. Portai l’attenzione dei miei colleghi nella parte interna dell’uscio dove vi era un foro molto particolare, mi chiesi cosa potesse essere, alla fine (grazie all’aiuto del mio prof.) arrivammo ad una conclusione, in quel foro veniva legata la corda che teneva al guinzaglio il cane domestico usato come guardia per quell’abitazione. Ai miei occhi fu una scoperta molto particolare perché per la prima volta ho avuto la possibilità di vedere e “toccare con mano” il rapporto che un antico uomo poteva avere con altri esseri viventi.
Un reperto molto particolare desta lo stupore di molti archeologi, si tratta di una statuetta raffigurante un egizio e un cane con le bocche ravvicinate. Secondo alcuni studiosi, questa statuetta rappresenterebbe lo stretto rapporto tra uomo egizio e cane e raffigurerebbe lo svezzamento di un cucciolo. L’uomo egizio raffigurato si appresterebbe a imboccare il cibo al cucciolo con la sua stessa bocca. Forse gli antichi egizi avevano studiato il comportamento dei cani e avevano visto nel gesto tra madre e cucciolo un modo per instaurare un rapporto forte e consolidato.
Ma a chi toccava il compito di svezzare il cane o chi attuava tale pratica di diretto contatto con la bocca del cane? Sicuramente non i nobili, infatti la statuetta ritrae un uomo comune (operaio?) che avvicina la sua bocca a quella del cane.
Pensandoci un po’ si potrebbero avanzare alcune ipotesi, prima fra tutti l’esistenza di un centro di addestramento canile già presso gli egizi, ma nel momento in cui questa idea mi è balenata in testa, non ho trovato riscontri archeologici che potrebbero affermare tale mia teoria ( fino ad ora e con i testi in mio possesso).

Il passato spesso può aiutarci a migliorare e a capire che il rispetto non deve avvenire fra uomo e uomo ( spesso non esiste pure in questo caso) ma anche con gli altri esseri viventi. Un uomo può cavarsela da solo, ma un piccolo cucciolo nato in una casa, poche volte riesce a sopravvivere senza il nostro affetto. Prima di abbandonare qualsiasi animaletto, guardiamolo negli occhi, in lui ci sarà il riflesso della nostra immagine e l’amore che solo lui potrà donarci.
Abbiamo un cervello, pensiamo prima di fare alcune azioni!


(foto: flabello di tutankhamon raffigurante il sovrano sul carro da caccia e i cani come compagni)

martedì 15 dicembre 2009

I Megaliti di Argimusco, Stonehenge in Sicilia?

Spesso per osservare un giacimento archeologico di grande importanza e carico di fascino sibillino non occorre recarsi molto lontano da casa, l’Italia possiede dei manufatti, monumenti, necropoli, etc , che sono al pari e a volte superano il valore di molti siti archeologici sparsi per il mondo. Un particolare sito carico di fascino comprende in se i poco conosciuti Megaliti dell’Argimusco, un luogo poco distante da Montalbano Elicona (Me). Il giacimento si presenta agli occhi dello spettatore come un complesso megalitico che potrebbe essere paragonato allo Stonehenge inglese. I monoliti presenti sul territorio siciliano hanno forme particolari: aquila, donna in preghiera, volto maschile. La forma di queste pietre unita alla loro composizione in roccia calcarea ha fatto pensare a molti studiosi che si trattasse di semplice rocce erose dal tempo, ma a quanto pare il giacimento è orientato secondo gli equinozi e i solstizi. Se il sito fosse di origine umana sarebbe sorto durante il neolitico, stessa epoca in cui fu costruito il sito di Stonehenge. È innegabile che i megaliti siciliani abbiano funzione di calendario astronomico come il sito inglese, malgrado alcuni dubitano sulla veridicità del sito.
Il luogo in cui sorgono i megaliti sembra essere allineato con particolari monti primo fra questi con il vulcano Etna. Per gli studiosi si tratta di una collocazione sacra.
I monoliti sono due menhir, cioè dei megaliti monoliti ( un'unica pietra eretta singola o a gruppo da non confondere con i dolmen dei polilitici – due monoliti verticali e un monolite orizzontale- e spesso formano un portale), uno dalla forma più allungata alto circa 20 m e l’altro più basso e tozzo alto circa 10 m, raffigurerebbero il sesso maschile e femminile. A nord-est si erigono altri megalitici alti circa 30 m, due di questi presentano un profilo umano, uno maschile e l’altro femminile posto a forma di donna in preghiera, quest’ultimo proprio per la sua forma viene denominata l’Orante.
Un altro megalite molto particolare è formato da un cumulo di pietre poste a formare un rapace con le ali spiegate e la testa rivolta verso sud.
L’erosione svolta dalla forza della natura rende difficile il lavoro degli archeologi e degli altri studiosi, la domanda centrale che tutti si pongono è: “ Questi megaliti sono opera dell’uomo?”, se così fosse la data della loro costruzione è da porre a 10000 anni fa, almeno questo secondo alcuni, però non è stato trovato nessun oggetto che potrebbe fornire la vera data del giacimento.
I gruppi di pietra più grande, secondo il mio parere sono da ritenersi di origine naturale, ma i menhir, l’Orante e l’aquila sono certamente di produzione umana.
Sia il monolite (menhir) che rappresenta il sesso maschile che l’accumulo di pietre che raffigura il rapace sono rivolti esattamente ad est-ovest, quindi disponendosi con le spalle rivolte al menhir e rivolgendo lo sguardo verso l’aquila si può assistere al sorgere del sole durante gli equinozi, quindi durante la primavera e l’autunno. Viceversa, disponendosi con le spalle di fronte all’aquila e guardando il menhir si può osservare il sole tramontare ad ovest nei stessi giorni. Vicino al menhir, quindi tra questo e l’aquila, si trova una roccia particolare che segna il punto di arrivo dell’ombra del menhir stesso sempre durante gli equinozi. Inoltre questa pietra si trova al centro rispetto a tutti gli altri megaliti e potrebbe rappresentare un punto fondamentale per le osservazioni astronomiche.
L’intero sito potrebbe essere collegato ad un particolare culto legato alla fertilità o potrebbe avere dei punti in comune con alcune costellazioni ben specifiche del nostro firmamento, caso molto comune per alcuni siti preistorici.
Questo sito come altri monumenti siciliani, sono lasciati in balia delle intemperie e ai pastori che smantellano pezzo dopo mezzo necropoli lì vicine per ricavarne del materiale necessario per le loro costruzioni. Pezzi di storia importante per l’uomo ogni giorno vengono persi e spesso si tratta di informazioni mai più reperibili perché uniche nel loro genere.





(foto: la prima immagine mostra l'accumulo di pietra poste a formare un rapace, nella seconda immagine è possibile identificare sul lato destro una donna in preghiera, la terza foto mostra l'agglomerato roccioso, la quarta immagine riprende i due menhir di sesso maschile e femminile, l'ultima immagine riprende un profilo umano. le foto sono state trovate su questo sito)

Scoperta a Cuma una tomba del II a.C. con pitture parietali raffigurante un banchetto

Un banchetto per l’eternità sulle pareti della tomba del II a.C. scoperta a Cuma Campi Flegrei scoperta Tomba del II a.C a Cuma. Ph: fa...