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martedì 14 agosto 2018

Scoperta archeologica:Pompei, riaffiora una domus di pregio con sulle pareti l'affresco di un Priapo

L’affresco di un Priapo, come quello della nota casa dei Vettii,
emerge dagli scavi della Regio V

E’ l’ingresso di una dimora di pregio
lungo via del Vesuvio, riccamente decorata
Un dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all’ingresso un  Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia, sono  emersi nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell’ambito del cantiere dei nuovi scavi. 

Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei  fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di  area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti 

La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali.
Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza.
Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi.  

La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all’affresco del Priapo posto all’ingresso (fauces),  anche  diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali  una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con  due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l’ uno con paesaggio marino, l’altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.

Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti.- dichiara il Direttore Generale, Massimo Osanna – “ Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d'argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita equipè interdisciplinare di professionisti, che vede all'azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell'ISCR”

giovedì 2 agosto 2018

Archeologica, trovata un’antica caupona lungo la Via Appia sono i resti divia-appia-antica-2 Foto Facebook di Tonino Santucci Nuceriola?

via-appia-antica-2 Foto Facebook di Tonino Santucci

Ancora scoperte lungi Via Appia, è forse l’antica Nuceriola

Archeologia – La nuova scoperta arriva da un’equipe di Archeologi dell’Università di Salerno guidata da Alfonso Santoriello, docente di Archeologia del paesaggio.
Secondo le nuove riscontrante, sarebbe sorta dalla terra durante gli scavi un tratto di strada della Via Appia, un’antica strada che collegava Roma a Brindisi.
Secondo quanto dichiara a Repubblica Santoriello sul tratto di strada è lungo circa 14 metri e risale al terzo secolo a. C.:
“Sicuramente è un pezzo dell’Appia antica Costeggiava un abitato, all’interno del quale abbiamo rinvenuto un importante quartiere artigianale che si estende per 400 metri quadrati, databile tra il primo secolo avanti e il primo dopo Cristo“.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, il sito potrebbe essere stato non solo un’antica stazione di sosta chiamata dai romani Caupona (Per il viaggiatore comune erano disponibili infatti le cauponae, sorta di aree di servizio che andarono a costituire una rete privata lungo le strade romane, sorgendo spesso nei pressi delle mansiones.), ma anche un piccolo centro abitativo.
Fra le prime ipotesi è stata avanzata l’idea che ciò che è emerso sia quello che rimane di Nuceriola, scalo principale dell’Appia prima di Beneventum.
Nella stessa area di scavo, nel 2016 fu ritrovata un’epigrafe risalente al 42 a.C. riportante la ricostruzione di un “censorium”, un tipo di edificio governativo.
Santoriello ha deciso di istituire una campagna crowfunding, al fine di supportare economicamente le attività svolte  nella zona dagli archeologi, infatti una continua attività sul campo potrebbe  portare a nuove scoperte e quindi allo scioglimento dei dubbi iniziali.
Articolo su vivicentro.it

sabato 9 giugno 2018

Un volto biblico nella statuina di Tel Abel Beth Maacah?



ph: Facebook Archeology magazine
L’ultimo reperto portato alla luce dal lavoro congiunto tra l’Azusa Pacific University e l’Hebrew University di Gerusalemme a Tel Abel Beth Maacah nel nord di Israele è stato esposto nell’ultima settimana di Maggio al Museo israeliano di Gerusalemme.
Si tratta di una piccola testa in maiolica risalente alla Tarda Età del Ferro IIA (9 ° secolo a.C.), posta accanto alla famosa iscrizione “Casa di David” di Tel Dan.
L’antica città di Abel Beth Maacah, menzionata più volte nella Bibbia ebraica, continua a offrire interessanti scoperte. Nel mese di luglio del 2017, ad Abel Beth Maacah, Mullins e il suo team stavano scavando i resti di quella che potrebbe essere un’antica cittadella dai tempi dei re israeliti.
 Una stanza conteneva prove di attività metallurgica, in un’altra è stata ritrovata un modellino di una nave in stile fenicio.
Nella stanza più orientale, Mario Tobia, uno studente di ingegneria di Gerusalemme, ha rinvenuto la piccola testa posta sotto esame.
Robert Mullins,  capo archeologo di Abel Beth Maacah e presidente e professore del Dipartimento di Studi Biblici e Religiosi di Azusa Pacific , ne descrive le caratteristiche:
La testa misura 5,58 x 5.08 cm ed è finemente decorata in tutte le sue caratteristiche, tra cui le trecce nere lucide trattenute alla sommità del capo da una fascia dipinta in giallo e nero e una barba curata. Gli occhi a mandorla hanno le pupille dipinte di nero e la posizione delle labbra  gli donano un’espressione a tratti severa. Il volto in faience è colorato di verde chiaro, colore ottenuto dall’aggiunta di rame alla pasta di quarzo. Il suo stile elegante indica che l’uomo era un personaggio distinto, probabilmente un re. Da alcune analisi, la testa sembra essersi staccata dal corpo di una figurina alta 20-25 cm.
“Nonostante sia piccolo il reperto, ci offre un’opportunità unica di guardare negli occhi una persona famosa del passato; un passato consacrato nel Libro delle Ere “, ha dichiarato Mullins. “ La datazione al radiocarbonio del materiale organico trovato nello stesso edificio della scultura suggerisce che l’oggetto sia stato costruito a partire dal 902-806 a.C. In quel periodo,  i confini di tre diversi regni, Israele, Tiro e Aram – Damasco, erano molto vicini ad Abel Beth Maacah. E questi cambiarono spesso, diversi regni controllavano Abel Beth Maaca in tempi diversi. Non sappiamo se la statuina raffiguri personaggi come il re Acab di Israele, il re Hazael di Aram-Damasco o il re Ethbaal di Tiro, governanti conosciuto dalla Bibbia e da altre fonti. La testa rappresenta un enigma reale. “
I dettagli sulla testa di figurina e sulla sua scoperta sono stati recentemente presentati alla comunità archeologica israeliana al 44 ° Congresso Archeologico Annuale dell’Università Ben Gurion del Negev dal Dr. Naama Yahalom-Mack dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
Articolo su vivicentro.it

venerdì 1 giugno 2018

Il "fuggiasco di Pompei" portava con se la cosa più preziosa che con cui poteva scappare


Pompei stupisce ancora
UN SACCHETTO CON 20 MONETE DI ARGENTO e BRONZO, STRETTO AL PETTO. COSÌ SCAPPAVA IL FUGGIASCO DI POMPEI
Ph: Facebook Parco Archeologico di Pompei
Lo scheletro recentemente rinvenuto nella Regio V durante gli scavi presso il sito di Pompei, oltre a sbalordire il modo del decesso,  un masso in testa che tranciandogli il capo e separandolo dalla torace pose fine alla sua vita; crea interesse sul bene che portava con se durante la fuga.
Insieme al corpo sono state rinvenute 20 monete d’argento e 2 in bronzo contenute in una piccola sacca che l’uomo teneva stretto al petto.
Forse doveva essere l’unico bene prezioso a portata di mano che poteva portare facilmente con sé, qualcosa che lo avrebbe aiutato nel sostentamento dei giorni futuri.
Durante l’attento scavo dello scheletro, dapprima sono emerse tre monete tra le costole, mano a mano che le ossa sono state spostate per poi essere studiate presso il Laboratorio di ricerche applicate del Parco archeologico di Pompei, sono  emerse dal terreno le altre monete. 
Poco è rimasto della piccola borsetta, anche essa sarà posta alle analisi per stabilire con certezza il materiale di cui era composta. Il tessuto o la pelle del sacchetto potrebbe dare piccole informazioni per ipotizzare il  rango a cui apparteneva l’individuo.
Facendo un piccolo calcolo, in base alle monete potrebbero trattarsi di 80 sesterzi e mezzo, queste monete potevano garantire il sostentamento di una famiglia di tre persone per 14/16 giorni. Inoltre si è potuto dichiarare che le monete appartengono ad un arco cronologico molto vario.
Ad un primo esame, 15 monete apparterrebbero all’epoca Repubblicana, quindi dalla metà del II a.C., una delle più tarde, è un denario legionario di Marco Antonio, molto diffusa a Pompei, con la scritta collegabile alla XXI Legio.
Poche monete di epoca imperiale invece sono state individuate ed apparterrebbero secondo le prime analisi  ai denari forgiati da Ottaviano Augusto oltre che a due denari di Vespasiano.

sabato 19 maggio 2018

Pompei: ritrovato nuovo affresco dell'Adone Ferito


Ph: Facebook Pompei Parco Archeologico
Gli scavi della Regio V del sito di Pompei, continuano incessantemente, portando alla luce nuove e preziose scoperte come: nuovi ambienti e altri tesori.
In una delle case, parzialmente scavata e indagata nel tardo ottocento, quella che è denominata “la casa di Giove”, in questi ultimi giorni è oggetto di scavo e di esplorazione completa e sistematica. Dalle concrezioni lapillari, emergono diversi ambienti: pareti dai colori luminosi, tipici del periodo e alcuni affreschi.
Tra le pitture parietali di notevole pregio è sorta la prima scena mitologica trovata finora su questo cantiere: probabilmente si tratta di Adone Ferito tra le braccia di Afrodite, circondato da amorini.
L’avvincente mito è intriso del concetto di Amore e Morte: Adone viene ferito fatalmente da un cinghiale aizzatogli contro da Ares, geloso della sua amante Afrodite, che si era innamorata dell’aitante giovane.
Già un affresco dallo stesso tema si trova in un’altra casa, il celebre affresco dell’ ”Adone ferito”, dall’omonima casa pompeiana sita in via di Mercurio, restituito alla sua originaria bellezza a seguito dei recenti interventi di restauro. Si tratta di una meravigliosa megalografia di IV stile, raro esempio rinvenuto a Pompei del tema dell’Aidone Ferito e dopo l’ultimo ritrovamento sembra non essere più il solitario tema trattato a Pompei.
Questo ritrovamento sicuramente apre nuovi scenari mitologici legati al culto religioso nell’antica città romana.
Articolo su vivicentro.it

Un Prezioso Papiro di Seneca il Vecchio sorge dalle ceneri


Ph: immagine estrapolata video IlMattino
Il Frammento riconosciuto appartenente a Seneca il Vecchio era custodito da tempo fra i Papiri Ercolanesi, nella Biblioteca Nazionale di Napoli. I frammenti del Papiro sono giunti sino a noi perché l’incendio che li travolse, durante l’eruzione,  ha evitato di deteriorarli.
Lo scritto  apparterrebbe alle “Historiae ab initio bellorum civilium” di Lucio Anneo Seneca, opera conosciuta anche come “Oratio in Senatu habita ante principem”.
Lucio Anneo, detto anche il Retore, visse a cavallo tra il 54 a.C. e il 39 d.C. , fu il padre del celebre filosofo Seneca il Giovane. Originario di Corduba (in Spagna), visse poi l’intera sua vita a Roma fino alla morte nel 39 d.C.
Durante il 1700, 125 papiri latini furono recuperati dagli scavi di Ercolano, il papiro che porta il numero 1067è stato il frammento fortunato per essere soggetto di studi della filologa Valeria Piano, che è riuscita a dare una paternità agli scritti.
Già gli studi preliminari, avevano fatto intuire che si trattasse di uno scritto di un certo livello per l’eleganza della scrittura e della sua forma. La prima ipotesi, subito dopo scartata ne vedeva il padre del papiro in Lucio Manlio Torquato (politico appartenente alla Gens Manlia).
Il papiro è suddiviso in 16 frammenti provenienti da uno stesso rotolo lungo 13 metri, l’opera  tratta di argomenti  storici- politici dei primi anni del principato di Augusto e Tiberio (27a.C.-37d.C.). Doveva contenere un discorso di tenore politico composto da Lucio Manlio Torquato e pronunciato in Senato al cospetto dell’imperatore (per questo l’errore iniziale sull’identificazione paterna).
Lo studio minuzioso della filologa è stato accompagnato dalla tecnologia, infatti grazie all’aiuto di elaborati microscopi e immagini multispettrali, è stato possibile ricostruire al computer dello scritto romano.
Il Papiro 1067 testimonia l’unica opera diretta di Seneca il Vecchio eliminando la teoria di alcuni studiosi che nessun scritto fosse stato elaborato dal padre del famoso filosofo latino.
Articolo si vivicentro.it

domenica 26 febbraio 2017

Al ladro! Al ladro

Sul web inizia la polemica: i beni del Museo Egizio di Torino devono rimanere là. Nasce così una raccolta firme per impedire ciò, accusando i siciliani di rubare beni preziosi.
Si dimentica però che la fruizione di un bene è aperta a tutti e quello che viene spostato al sud è quello che viene custodito negli immensi depositi.
Ecco il mio articolo per ViviCentro:
http://www.vivicentro.it/regioni/isole/opinioni-isole/torinesi-gelosi-dei-beni-del-museo-egizio/#comment-1808

Cosa ne pensate voi di ciò?

mercoledì 2 novembre 2016

La Storia di una palla rincorsa da giocatori

La competizione è da sempre stato insita nel DNA dell’uomo sin dalla preistoria. Questa particolarità caratteriale ha portato alla nascita di discipline sportive sempre più competitive accompagnate da una tifoseria agguerrita e fedele.
Uno sport, seguito in tutto il mondo sembra essere il calcio, questo insieme ad altri, affonda le sue radici in tempi molto remoti.
Kemari odierno.
Foto: www.animeclick.it
È d’obbligo, per capire come il calcio si sia modificato nel corso del tempo, attraversare i secoli soffermandosi sulle tradizioni di ogni civiltà.
Sembra che quasi tutte le civiltà più importanti abbiano praticato una forma primordiale di calcio, le regole cambiano, ma il gioco di base, una palla seguita da giocatori, rimane immutata.
Il nostro viaggio verso la storia del calcio, parte dall'antico Giappone del XI - XII secolo a.C., qui veniva chiamato Kemari. Il gioco si svolgeva in un piccolo spazio, i giocatori si passavano la palla senza farle toccare mai il suolo. Era costituita da un involucro di pelle al cui interno veniva inclusa una vescica di animale riempita d’aria. Nello stesso periodo del Kemari, in Cina, si giocava con lo Tsu-chu (palla di cuoio calciata dal piede). La palla utilizzata era colma di piume e capelli femminili. Lo scopo del gioco era calciare il pallone in un buco sostenuto da due canne di bambù (per alcuni versi ricorda quello praticato dalle civiltà precolombiane). Un manuale militare della dinastia Han, inseriva lo Tsu-chu fra le discipline imposte dal regime come esercitazione militare obbligatoria.
Il museo di Monaco, custodisce un manoscritto del 50 a.C., riporta la notizia che la disciplina del Tsu-chu fu importata in Giappone (secondo alcuni studiosi la nascita del Kemari è da ricondurre a questo periodo, quindi 500/600 anni dopo la creazione dello Tsu-chu) portando così la nascita delle prime dispute internazionali fra i due Paesi orientali.
Ricostruzione della palla utilizzata dai romani.
foto: www.gruppostoricoromano.it
Continuando il nostro viaggio, tracce dell’antenata disciplina calcistica, si intravedono intorno al IV secolo a.C. in Grecia. Qui si affermò quello che prese il nome di Episkyros, sembra che tale disciplina non sia rientrate tra quelle olimpiche. Altri giochi con la palla in Grecia prendevano diversi nomi a secondo dai vari ruoli svolti dai giocatori e dalla palla: l’Urania, la Feninda e l’Apporraxis. L’Episkyros era il più diffuso, costituito da due squadre da 12-14 giocatori a cui era ammesso toccare la palla anche con le mani. A Sparta sembra essere attestata una primitiva forma di competizioni fra diverse squadre, per l’esattezza 14 squadre, che si sfidavano durante la festa annuale. A questo gioco erano ammesse anche le donne. Una rappresentazione in rilievo di un giocatore che tiene la palla in equilibrio sulla coscia è stata poi inserita nella coppa Europea odierna.
A Roma l’Episkyros prese il nome di Harpastum (dal greco arpazo, cioè afferrare o strappare con forza). Si giocava con una piccola palla contesa da due squadre in un terreno rettangolare delimitata da una linea che attorniava il campo e una centrale. Lo scopo del gioco era quello di poggiare la palla sulla linea di fondo della squadra avversaria. A differenza del calcio odierno, oltre ai passaggi con gli arti inferiori, erano consentiti anche quelli con le mani. Ogni giocatore aveva un ruolo ben preciso. Marziale ci descrive con esattezza la palla utilizzata o per essere precisi erano due le palle poste in campo:
  • Pila Paganica: usata dai contadini, fatta in cuoio riempita di piume;
  • Follis: in cuoio con una camera d’aria interna creata da una vescica di animale.

Per 800 anni le legioni romane portarono il gioco per l’intera Europa diffondendolo soprattutto nell’isola Britannica.
Nel Medioevo i giochi con la palla furono utilizzati per sfidarsi fra villaggi vicini o fra fazioni dello stesso villaggio.
Nel ‘200 è attestato un gioco chiamato Large-footballproveniente dalle isole Britanniche, famoso per la brutalità con cui i giocatori lo praticavano durante il carnevale londinese. La sua fama di gioco violento lo portò ad essere bandito. Edoardo I infatti, proibì il gioco nei luoghi pubblici per poi essere messo al bando da Enrico V. Anche se in Inghilterra fu proibito, il gioco continuò a prolificare nei Paesi limitrofi come in Scozia.
In Francia si giocava la Savate, unicamente con i piedi o la Soule dove la palla in cuoio era riempita con crusca, muschio e crine di cavallo. Il campo da gioco aveva la particolare difficoltà di avere fossati, ruscelli, boschi e acquitrini. La metà del campo poteva essere sancita da un cimitero o da una chiesa o un particolare edificio. La palla veniva mossa con i bastoni, le gambe o con le mani.
Cerchio del vincitore.
Hernán Cortés nel 1528 portò alla corte spagnola di Carlo V alcuni curiosi personaggi indigeni del Messico. La particolarità di tali individui era data dal fatto che erano giocatori di un famoso e a volte crudele gioco, il Tlachtli. Cortés nei suoi diari riporta che questi indigeni praticavano un gioco assai spettacolare. Con l’aiuto di cosce, braccia, bacino e testa muovevano una palla di circa 2 kg o più (in base alle epoche). Racconta che il peso della palla portava spesso escoriazioni e addirittura amputazioni ai malcapitati giocatori. Il gioco veniva disputato in un campo di 45 per 18 metri da due squadre formate da 10 o più giocatori. La palla doveva essere passata da giocatore in giocatore senza farle mai toccare terra. Il tutto era reso più interessante da un cerchio in pietra posta nella sommità del campo su una parete. Il giocatore che riusciva a far passare la pesante palla dal cerchio avrebbe avuto onori (se il capitano) e ricompense in cibo, denaro o armi. Il gioco attirava centinaia di persone che scommettevano su una squadra o su un’altra. La squadra che non riusciva ad arrivare alla vittoria veniva sacrificata al dio Xolotl. Alcuni studiosi invece credono che ad essere sacrificato era solo il capitano della squadra perdente. Il Tlachtli, oggi prende il nome di Ulama, da paragonare più però al gioco della pallavolo. Le origini del Tlachtli sembrano essere molto antiche, infatti ritrovamenti archeologici attestano “campi dacalcio” con un corridoio centrale stretto con muri centrali, sui quali la palla rimbalzava, attestati già 3000 anni fa. La palla era in gomma e a seconda delle epoche arrivava a pesare anche 4 kg. Alcune statuette raffigurano donne con tipiche “divise”, questo fa pensare che Tlachtli era uno sport praticato dalle donne, ma sembra anche dai bambini. Malgrado ciò, questo antico progenitore del calcio era considerato un vero e proprio evento religioso. Per i Maya rappresentava la lotta tra i sovrani dell’oltretomba e gli dei terrestri, gli Aztechi ne vedevano invece la lotta tra le divinità della notte retti dalla luna e dalle stelle contro il dio sole.
Calcio Fiorentino praticato ancora oggi.
foto: www.itinerarintoscana.it
Anche i vichinghi praticavano un gioco simile chiamato Knattleikr. Gli giocatori si dividevano in due squadre con un capitano e gareggiavano con una palla pesante e dura, forse per forgiare il corpo degli atleti. I vichinghi giocavano con mani o bastoni su campi erbosi o sul ghiaccio. Per giocare in un campo di ghiaccio le suole erano cosparse con bitume o sabbia.
Tra i celti era famoso il Knappan si giocava con una palla di legno cosparsa di grasso animale per rendere il gioco più difficile. La competizione, quando raggiungeva un certo fervore, poteva essere bloccata alla parola “Heddwch!” cioè pace.
Grande sviluppo del calcio si ebbe a Firenze quando fu governata dalla famiglia dei Medici. Prese nella storia il nome di Calcio Fiorentino.
La squadra era divisa in diverse file:
  • 5 erano posti nella prima fila ed erano chiamati Innanzi e avevano il compito di attaccanti,
  • 5 erano chiamati Sconciatori, avevano il compito di intralciare le azioni degli avversari ed erano posti in seconda fila.
  • 4 erano posti in terza fila ed erano chiamati Datori Innanziche rilanciavano la palla agli innanzi,
  • 3 erano i Datori Indietro, questi impedivano agli Innanzi avversari di conquistare una Caccia e quindi arrivare alla fine del campo.

In Inghilterra il calcio ritorna nel 1617 con Giacomo Stuart e fu praticato quasi esclusivamente dai giovani universitari. Furono stilate le prime regole scritte chiamato dribbling-game che prevedevano un gioco disputato da due squadre di 11 ( 11 perché le camerate degli universitari erano composte da tale numero) o 22 giocatori ciascuna e prevedeva l’uso di entrambi gli arti. Questo tipo di gioco era un misto tra il calcio e il rugby fino alla totale separazione e alla nascita di quest’ultimo nel 1846. Da questa data in poi nasce la vera storia del calcio.
Il primo club di football fu fondato il 24 ottobre del 1857: Sheffield Footbal Club. Un riscontro nazionale si avrà solo nel 1863 quando i rappresentanti di ben 11 club si unirono per formare la prima federazione calcistica nazionale che prenderà il nome di Footbal Association. Da qui il gioco del calcio fu sempre più perfezionato, e nuovi studi furono condotti per armonizzare la forma della palla.
La prima partita ufficiale fra nazioni si ebbe il 12 ottobre 1902, l’incontro vedeva sul campo l’Austria contro l’Ungheria (5-0).
La diffusione del gioco del calcio vera e proprio si ebbe nelle olimpiadi di Londra nel 1908.
Il successo del calcio forse si deve al significato insito in esso sin dalle origini. Infatti vede in un campo disputarsi due fazioni, come due popoli in guerra fra loro in cerca della conquista della gloria.
Il calcio da allora è cambiato a volte in bene a volte in male, ciò che invece non è cambiato e l’amore che unisce in un unico posto più persone che condividono la passione per un'unica squadra.

Anche questo è archeologia.
D.

Scoperta a Cuma una tomba del II a.C. con pitture parietali raffigurante un banchetto

Un banchetto per l’eternità sulle pareti della tomba del II a.C. scoperta a Cuma Campi Flegrei scoperta Tomba del II a.C a Cuma. Ph: fa...